Cara INPS, quanto mi costi!

Per cinque anni, avendo lavorato come architetto libero professionista, ho pagato i miei contributi presso Inarcassa, l’equivalente dell’INPS per questo genere di professione. Essendo tornato poi nel regime contributivo INPS, in qualità di dirigente d’azienda, ho fatto domanda di ricongiunzione dei periodi assicurativi. Nella mia ignoranza in materia non mi sarei mai aspettato di dover pagare per questo genere di servizio, dal momento che i miei periodi erano stati già pagati presso l’atro ente.

Potete immaginarvi cosa ho provato quando mi è arrivata una richiesta di oltre 60.000 € (ses-san-ta-mi-la euro) per vedermi riconosciuti anche questi cinque anni.

Allora mi chiesi perché avrei dovuto pagare una cifra così elevata, a fronte di un passaggio di denaro prima versato a Inarcassa e da quest’ultima passato all’INPS.

In verità non sono mai andato in cerca della risposta, però mi ha fatto riflettere un articolo apparso sull’Espresso di questa settimana, secondo il quale l’INPS costa al contribuente italiano quasi 2 miliardi e 200 mila Euro l’anno, in termini di costi di gestione, dei quali il 60% vengono spesi esclusivamente per il personale.

La vera notizia, però, è che buona parte di questa somma si deve a circa 6.000 poltrone, garantite ad altrettanti professionisti retribuiti in virtù di un “manuale Cancelli rivisto in salsa sindacale”, per cui il nostro principale ente di previdenza sociale mantiene un esercito di comitati locali che producono la bellezza di almeno “18 mila riunioni l’anno”.

Si tratta di una serie infinita di comitati e sottocomitati, che fungono da organi di controllo a tutti i livelli locali possibili e immaginabili, che, proprio per il fatto che sia del tutto lecito dubitare della loro utilità, contribuiscono a fare dell’INPS un vero e proprio capolavoro capostipite della burocrazia italiana.

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