Eccesso di burocrazia: fonte di corruzione

Da anni, se non da decenni, si parla di riformare la pubblica amministrazione. Durante il governo precedente di centro destra alcuni interventi di modernizazzione e di innovazione tecnologica erano stati fatti, specie su iniziativa del Ministero competente appositamente creato. Per quanto riguarda invece l’eccesso di normativa e lo sfoltimento degli adempimenti non si è fatto quasi nulla.  E’ vero, oggi i cittadini e le aziende possono  dialogare con l’Amministrazione via internet, e questo senza fare code allo sportello, risparmiando tempo e denaro (visure catastali; dichiarazioni dei redditi; certificati; ecc.).

E’ stato anche creato, in questi ultimi cinque anni, un sistema pubblico di connettività che serve per integrare i processi fra tutte le pubbliche amministrazioni, erogare servizi ai cittadini e alle imprese e condividere dati e informazioni. In sostanza, un sistema, come è stato scritto, che “favorisce il dialogo tra uffici pubblici, centrali e locali, per evitare che il cittadino sia «fattorino di se stesso» e che per ottenere, per esempio, un cambio di residenza debba correre da uno sportello all’altro.” La digitalizzazione della pubblica amministrazione (Codice dell’amministrazione digitale), quando sarà a pieno regime, porterà a risparmi notevoli di tempo, e vantaggi soprattutto economici.

Un rapporto di una società internazionale di consulenza (Booz-Allen-Hamilton) ha infatti rilevato che «l’Italia ha realizzato un contesto estremamente favorevole allo sviluppo dell’e-government con infrastrutture, come il Sistema pubblico di connettività e il Codice dell’amministrazione digitale che sono a un livello di sviluppo evoluto”.

Tra i più rilevanti progetti sono stati apprezzati quelli per l’utilizzo delle smart card (firma digitale, carta nazionale dei servizi, carta d’identità elettronica, tessera sanitaria nazionale) e quelli per il fisco online, di cui sono messi in evidenza la diffusione e l’impatto.

Detto questo, resta comunque ancora molto da fare. La Pubblica Amministrazione ha bisogno di ulteriori profonde trasformazioni, se vogliamo incrementare la competitività del Paese.

La macchina burocratica è ancora  lenta e farraginosa, spesso inefficiente. C’è un eccessivo livello normativo, spesso poco coordinato e armonizzato. Tutto questo ovviamente crea ampi margini di discrezionalità per i funzionari pubblici e quindi possibilità di malversazione e arbitrii. La corruzione si può annidare, ad esempio, nel campo delle concessioni edilizie; licenze; autorizzazioni al commercio; concessione di crediti o finanziamenti agevolati; vendita o locazione o concessione in gestione di beni di proprietà pubblica; ecc.).

D’altra parte il modello organizzativo e normativo della pubblica amministrazione ha sempre privilegiato i controlli di processo rispetto a quelli di prodotto. Infatti la valutazione dei funzionari è basata essenzialmente sul rispetto delle procedure molto più che rispetto ai risultati ottenuti.

Per cambiare bisogna quindi sfoltire la normativa, ridurre i costosi e numerosi adempimenti burocratici, valorizzare la meritocrazia, reale strumento per il cambiamento; bisogna che ci sia uno stretto collegamento tra retribuzione e merito e incentivare la produttività e la formazione permanente.

Durante il convegno organizzato il 1° marzo scorso dal Sole-24 Ore e dal Comune di Genova sulla riforma della pubblica amministrazione, il presidente del Comitato tecnico per le riforme istituzionali della Confindustria, Edoardo Garrone, ha parlato in modo preoccupato di un ritorno della corruzione, fenomeno oggi molto diffuso dopo la stagione di Tangentopoli. E questo a causa di un sistema burocratico molto complesso di norme e adempimenti, e certe volte quasi ostile all’imprenditore.

“Se si mettono più norme, si moltiplicano anche i soggetti che hanno funzioni di controllo e aumenta così la possibilità di ricatto a danno dell’imprenditore. Questo sistema lascia spazio a chi vuol scegliere le scorciatoie, è molto diffuso e sta arrivando a livelli insopportabili, tra l’altro se ne discute poco e i media se ne disinteressano”.

Lo stesso ex-ministro della Funzione Pubblica, Franco Bassanini (DS), durante il convegno, ha dichiarato: “Garrone ha ragione: negli ultimi tempi sono tornati ad aumentare gli oneri burocratici, i procedimenti, gli adempimenti. E Visco ne ha rimessi un buon numero.” Per l’ex ministro occorre riprendere il processo di semplificazione che era stato avviato, altrimenti “rischiamo di morire di troppe scartoffie che non servono affatto a garantire il rispetto della legge, anzi l’opposto”.

Anche il ministro per le Riforme e l’innovazione nella pubblica amministrazione, Luigi Nicolais, pur difendendo il collega Visco,  ha dovuto ammettere l’introduzione di nuove norme e adempimenti: “E’ vero che Visco ha introdotto alcuni adempimenti in più, ma il suo obiettivo è far pagare le tasse”.

Certamente le soluzioni non sono facili, ma meno norme e adempimenti e più semplificazioni amministrative e trasparenza dovrebbero essere obbiettivi prioritari.

D’altra parte come ha detto Edoardo Garrone, sempre durante il sopracitato convegno,  l’industria italiana spende 13 miliardi di euro all’anno per adempiere alle norme burocratiche, cioè spende 1.400 euro per ogni addetto il che significa 20 volte di più degli Stati Uniti e 11 volte di più della Francia. I tempi per ottenere l’autorizzazione a una impresa per operare sono biblici, 117 giorni in Italia, 56 in Francia e 15 in Danimarca.

1 comment for “Eccesso di burocrazia: fonte di corruzione

  1. pasquale de vita
    11 settembre 2012 at 14:40

    concordo con l’articolo ma rilevo la opportunità di una riscrittura delle legge c.d. sulla privacy eccepita non sempre a proposito per negare l’accesso o la conoscenza di atti della pubblica amministrazione.
    Nei rapporti telematici, la pubblica amministrazione deve essere più chiara nel negare l’accesso ad una determinata procedura o per il rilascio di un atto specificando quale è l’ ostacolo di ordine tecnico o procedurale che sussiste.

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