In morte di Giorgio Tosatti

E’ con grande dolore che apprendo della morte di Giorgio Tosatti. Carissimo amico, lo sentivo al telefono spesso e sapevo dei suoi molti problemi cardiaci che sembravano essere stati risolti, mesi orsono, con un trapianto. Così, evidentemente, non era e la strega maligna che, prima o poi, tutti trascina con sè è arrivata ieri a portarcelo via. Abilissma penna, già direttore di importanti testate sportive, opinionista del Corriere della Sera, ottimo e facondo giornalista, argomentatore di vaglia, Giorgio è da tutti ricordato per le accurate e perfette analisi sulla giornata calcistica che da tempo infinito e fino a pochi mesi fa dettava, con la sua bella voce, prima su Canale 5 e poi su Rai 1. Da sempre, celava con maestria quale fosse la sua squadra del cuore. Riuscii nel 2004, preparando il volume “La prima squadra non si scorda mai”, che fu l’anno successivo finalista al premio Bancarella, a carpirgli la confessione che, in sua memoria, oggi, qui di seguito, ripropongo: “Nato a Genova nel dicembre del ’37 fui marchiato dai colori rossoblu quando avevo quattro, cinque anni. Mio padre giornalista aveva giocato al calcio, non andando oltre i campionati dilettantistici. Voleva trasmettere la sua passione al primo figlio maschio di cui saggiava le qualità nel corridoio di casa (fra le proteste indignate di mamma) e approfondiva il rapporto col pallone portandolo la domenica a Marassi. Aveva una forte simpatia per la Sampierdarenese (la parte di Genova in cui era cresciuto), trasferita poi alla Sampdoria. Ciò spinse un gruppetto di suoi amici e colleghi a fargli uno scherzo di cui fui l’incolpevole oggetto. Una ventina di minuti prima di una partita del Genoa, gli dissero che mi avrebbero portato a prendere un gelato. Sottrattomi alla sua custodia, mi condussero di corsa nello spogliatoio del Genoa, dov’era stata preparata per me una divisa rossoblu, eguale a quella dei giocatori. Quando risalirono in tribuna per il fischio d’inizio, giustificarono la mia assenza dicendo che avevo chiesto di andare al bagno dove mi aveva accompagnato la moglie di un collega. “Non ti preoccupare, Giorgio arriva subito”. E quando le squadre entrarono in campo, lo circondarono: “Vedi che è arrivato? Guarda com’è vestito bene. Bella quella maglia rossoblu, gli dona…”. In effetti, accanto ai giocatori genoani c’ero anch’io, orgogliosissimo di portare il pallone e trotterellare in mezzo a loro. Tifo a parte, probabilmente papà – preso in giro per un giorno da tutti gli amici genoani – era anche più orgoglioso di me. Potevo non legare il mio nome alla squadra di cui ero stato la mascotte?” Mi sarà difficile cancellare dalla rubrica telefonica del mio cellulare il suo numero.

2 comments for “In morte di Giorgio Tosatti

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