Oltre la strage del sabato sera

Troppi morti sulle strade italiane. Giovani. Giovanissimi. E soprattutto il sabato sera. Quando i ragazzi vanno in discoteca. Il problema è sociale. E va al di là delle azioni che lo Stato può e deve mettere in campo. Certo sono da auspicare la maggior presenza della polizia sulle strade e il maggior numero di controlli anche del tasso etilico come avviene nell’Europa del Nord e negli Stati Uniti. Ma il problema a mio avviso investe soprattutto le famiglie. Che devono faticosamente ritrovare il loro ruolo. Ognuna al suo interno e tutte in seno alla società. Cominciando dal recupero della comprensione dei propri figli. I giovani lanciano dei segnali che troppo spesso trascuriamo: l’anoressia, la bulimia, il bullismo, la violenza sui più deboli… Segnali che fingiamo di non vedere nella loro realtà e che giustifichiamo quali comportamenti adolescenziali. Cerchiamo spiegazioni valide anche per il comportamento più generalizzato fra i giovani: la totale indifferenza per la vita propria e degli altri. E per altri intendo le altre vittime, quelle rimaste coinvolte senza colpa negli incidenti.  Si parla di strage quando si contano nove morti in una notte, e solo allora ci si sofferma ad affrontare il problema. O per lo meno a dichiarare di dover fare qualcosa. Poi cala il silenzio. Il numero di morti inferiore, la fretta con cui le notizie si dimenticano fanno il resto.

Ma le morti del sabato sera vanno oltre la cronaca. Riflettiamoci.

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