Il Dodecalogo Prodiano

Il professore Prodi, messo in difficoltà al Senato sulla politica estera, ha tirato fuori i cosiddetti 12 punti programmatici dai quali non derogare (una specie di 10 comandamenti più 2) e si è riservato per sé il potere e  l’autorità di dire l’ultima parola.

All’ultimo punto del dodecalogo praticamente ha voluto dire qui “comando io”, “o si fa come dico io, oppure me ne vado”.

Appena sceso dal Quirinale, i cosiddetti “alleati” si zittivano e giuravano fedeltà; basta litigi e polemiche, “guai a noi se non rispettiamo gli impegni” e accettavano, in pochi minuti, i dodici punti programmatici che ridimensionavano le 281 pagine del programma elettorale.

La paura di andare tutti a casa e la paura del ritorno di Berlusconi (l’antiberlusconismo è il collante più forte) erano e sono un deterrente formidabile.

I dodici punti di Prodi sono però  così generici e vaghi che è facilissimo dire di sì e poi comportarsi in modo diverso. Infatti lo stesso ex-segretario dei radicali, on. Capezzone, ha dichiarato: “Così si può al massimo galleggiare, ma non si va da nessuna parte”.
Probabilmente (anzi quasi sicuramente) il governo Prodi otterrà la fiducia con o senza il voto determinante dei senatori a vita, ma avrà vita difficile e breve, perché non ha una netta e vera  maggioranza politica.

Le partite aperte sono numerose: le grandi opere infrastrutturali (compresa la Tav Torino–Lione); il rispetto degli impegni internazionali (il rifinanziamento della missione in Afghanistan); le pensioni; i Di.co; gli statali; ecc.

Sono state fatte anche altre affermazioni generiche e di principio sulle liberalizzazioni, il Mezzogiorno, le fonti rinnovabili, i sostegni alla famiglia; con questa eterogenea maggioranza voglio poi vedere come queste verranno messe in pratica.

La voglia di restare attaccati alle poltrone (al potere) è, senza alcun dubbio, forte, e questo al di là dei programmi, del rispetto dei motivi ideali e delle questioni di principio.

Ad esempio: già la base di Rifondazione mugugna (vedi le numerose lettere di iscritti  pubblicate dal  “Manifesto”); il segretario Franco Giordano ha fatto capire che non ha firmato un impegno a scatola chiusa (“Naturalmente bisogna discutere sulle modalità di attuazione. Per esempio, diciamo di sì alla Tav, ma non al megatunnel” ); il segretario generale dela Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, avverte “Come sindacato dico che le 12 condizioni poste da Prodi si dovranno discutere. Non si può eliminare la discussione parlamentare, quella tra partiti e il confornto con i sindacati. Prodi non ha una cambiale in bianco”; e soprattutto l’intervista di Fausto Bertinotti al quotidiano “Liberazione”: “Restare al governo? Non è bussola del Prc”.

E’ di queste ore infine il primo scontro prima della fiducia al Senato: si veda la ferma presa di posizione negativa dei sindacati (Cisl; Uil; Fiom) relativamente ad alcune indiscrezioni circolate riguardo la riforma previdenziale: “No a soluzioni inaccettabili. In disaccordo sui coefficienti”. Ci sono segnali di frenata anche da parte degli stessi ministri Ferrero e Damiano
“Le proposte di merito si fanno ai tavoli di concertazione”. Il segretario della Uil, Luigi Angeletti, afferma: «non è che ora possiamo accettare ciò che prima, fino a tre giorni fa, consideravamo inaccettabile». «Noi – ha aggiunto Angeletti – non abbiamo il diritto a votare la fiducia al governo ma non abbiamo neanche il dovere di garantirne la stabilità accettando una riforma delle pensioni inaccettabile». Per la Cgil al momento è intervenuto solo Giorgio Cremaschi, della Fiom: “Se sono vere le indiscrezioni che circolano in queste ore sulla previdenza, cioè che c’è l’aumento dell’età pensionabile e che c’è il taglio dei coefficienti di calcolo, per me questa è una rottura con il movimento sindacale”. E quindi, ha concluso Cremaschi, “Se questa è la linea del governo, chiedo che i sindacati vadano allo sciopero generale sulle pensioni”.

Il portavoce Sircana tranquillamente ha dichiarato “La macchina del governo ha fatto una messa a punto, ha pulito il carburatore ed è pronta per ripartire”.

Come inizio di questa seconda fase del governo Prodi (“nuovo slancio?”; “maggioranza coesa ?”), cominciamo bene.

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