L’impasse della situazione politica italiana

È cosa certa che il dibattito politico italiano dal dopoguerra fino ad oggi sia stato – e sia tuttora -intriso di questioni ideologiche, ormai ampiamente superate nella nuova stagione geopolitica successiva alla caduta del muro di Berlino.

Tali questioni ideologiche costringono la politica italiana ad un inutile braccio di ferro tra i due schieramenti – centrodestra e centrosinistra – che rischia di consumare tutte le risorse necessarie a portare il nostro Paese ad essere protagonista in questo periodo di ripresa economica mondiale e di assestamento nei nuovi equilibri globali.

Il problema della nuova maggioranza, a mio avviso, non è quello di aver vinto le elezioni – per modo di dire – avendo preso un minor numero assoluto di voti, o grazie ai suffragi dei residenti all’estero, insieme al sostegno dei senatori a vita. Il problema della nuova maggioranza è quello di essere troppo eterogenea per stabilire e soprattutto per mantenere un programma di governo coerente, che comprenda quelle riforme strutturali capaci di dare una soluzione a questioni importanti tra cui – per citarne alcune – le pensioni, le grandi infrastrutture e la strategia energetica.

Il centrosinistra comprende un arco ideologico che va da istanze new liberal a ideologie cosiddette di sinistra radicale, che non hanno ancora abbandonato la cultura del conflitto sociale, oggi più che mai anacronistico e inadeguato per dare risposte ad una società frammentata e paradossalmente omogenea, nel suo dilagante individualismo.

Per onestà di pensiero bisogna riconoscere che le stesse debolezze caratterizzano anche l’attuale schieramento di opposizione, il cui tentativo di formare un grande partito unico in risposta alla vittoria delle sinistre non può che apparire grossolano e sconfitto in partenza.

Anche in questo schieramento è difficile far convivere le istanze di liberalismo delle componenti più moderate, con le posizioni radicali della Lega e le infondate tendenze centrifughe degli ex democristiani.

Sebbene mi venga spontaneo sostenere che oggi la posizione centrale del dibattito politico italiano appartenga a tutte le forze liberali, non importa se schierate a destra o a sinistra, d’altro canto riconosco che il Paese non abbia ancora maturato questa consapevolezza, quindi, tanto vale non insistere in questa direzione.

Lo stesso tipo di prospettiva, però, si potrebbe spiegare sostenendo che oggi le grandi riforme strutturali – indiscutibilmente necessarie e improrogabili – possano essere realizzate solamente dai maggiori partiti italiani, quelli cioè ancora capaci di esprimere un consenso popolare sufficientemente forte.

Sono queste forze che potrebbero/dovrebbero dare vita ad una grande coalizione che, stabiliti gli obiettivi della riforma, togliesse alle frange estremiste e radicali dell’elettorato quell’enorme peso politico che hanno oggi, grazie alla capacità di far cadere un governo con insignificanti oscillazioni di voti.

I grandi partiti: Forza Italia, DS, Alleanza Nazionale, Margherita – ma altri ho omesso per brevità – dovrebbero mettere da parte le proprie vetuste matrici ideologiche e la logica del conflitto, per favorire una coalizione capace di garantire al Paese non solo la stabilità di un’intera legislatura, ma centrare l’obiettivo di poter progettare serenamente e portare a compimento nuove strategie, capaci di dare all’Italia il ruolo di protagonista che essa merita nella prossima stagione del dialogo multi etnico e religioso, che conferisce nuovamente all’area del Mediterraneo un ruolo baricentrico da molti secoli dimenticato.

3 comments for “L’impasse della situazione politica italiana

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