MELANDRI, melandrina…

Ci sono luoghi in cui possiamo trovarci a disagio. Oscar Wilde, in punto di morte, portato in un  albergo di poco prezzo, svegliatosi vide la misera stanza e disse “o via quella tappezzeria, o via io”. Fu, purtroppo, accontentato. Giovanna Melandri è più tollerante. Portata, certamente a sua insaputa, nella villa di Briatore in Kenia (l’aveva scambiata, entrando, nell’ orfanotrofio che da anni finanzia con il turismo ecoequosolidalsostenibile) ha magnato e bevuto per non sembrare maleducata. Riportatavi altre due o tre volte, sempre convinta che Simona Ventura fosse una suora e Lele Mora un lebbroso in cura, ha danzato scatenata solo perché convinta che fosse una antica usanza tribale. E’ vero che poi, come Pietro prima del canto del gallo, per tre volte ha smentito, ma di questo non si può farle colpa: se un Veltroni ha smentito di essere mai stato comunista, ti pare che una Melandri non può smentire di essersi eccitata, come una segretaria, all’idea di partecipare ad una festa di VIPs? Che sembrasse una segretaria lo disse, conosciutala, Giovanni Agnelli, uno che di donne ne sapeva, e lo confermò l’allora Ministro Moratti riducendola in piccoli pezzettini in un dibattito televisivo, nel quale, a confronto con la vuota insipienza parolaia melandresca, la propria riforma scolastica assumeva l’aspetto una nuova edizione riveduta e corretta delle Dodici Tavole. Che avesse qualche problema a sintonizzarsi coi luoghi lo dimostrò anche calpestando con sandaletti chic il terreno di Coverciano, e saltellando giuliva mentre i nostri campioni del mondo le cantavano “Oh le le, oh la la, faccela vedè, faccela toccà….”   Ogni epoca, d’altra parte, ha gli eroi e le eroine che si merita: i comunisti sono passati da Nilde Iotti a Giovanna Melandri, così come sono passati dalla corazzata Potemkin e dalla scarpa sbattuta da Krusciov all’ONU ad Ikarus ed alle ciabatte da due milioni di D’Alema. Negli USA, dove è nata, una menzogna pubblica come una falsa smentita le sarebbe costata la fine della carriera politica. Nei giornali, dove si sa che smentire è come pubblicare due volte, ed anche nel suo partito ci si domanda quale mirabile intelligenza abbia trasformato, con la pomposa smentita, una non-notizia in un mezzo scandalo. La salvezza della M. è la sua irrilevanza: così insipida che persino Marzullo esita a intervistarla, il suo credo politico è il più piatto e banale esemplare di “politically correct” che si possa trovare nei discount della politica progressista; bacchettona e moralista, ci lascia un solo dubbio sulla sua personalità: qualche anno fa smentì una sua presunta relazione con un noto musicista. Vuoi vedere che…? Affari suoi, comunque: invece, purtroppo, se è Ministro della Gioventù (anzi, della “ggioventù”), è anche un po’ colpa di noi liberali. Questo infelice ministero fu infatti inventato, per un insigne statista democristiano che se non sbaglio si chiamava Caiati, dall’effimero governo Andreotti-Malagodi nel 1972: certo che, chiunque fosse, Caiati da Briatore non ce l’avremmo visto o, quantomeno, non si sarebbe fatto fotografare. E, tornando a Oscar Wilde, bastava in fondo che la Melandri adattasse una sua famosa citazione: “non andrei mai a feste a cui invitassero gente come me!”.

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