Rubrica dei lettori: La legge sulle coppie di fatto

Qui di seguito pubblichiamo alcune nuove lettere di nostri lettori sull’argomento sopracitato.

1) Ho letto le diverse opinioni dei lettori di Cartalibera apparse la settimana scorsa e devo dire che , in gran parte, le condivido. In sostanza quasi tutti ritengono positiva , in linea di principio, una regolamentazione delle convivenze di fatto. Subito dopo però, leggendo nel merito l’articolato del disegno di legge, nascono giustamente le prime perplessità o, in diversi casi, anche forti contrarietà.

Capisco che il disegno di legge è frutto di un compromesso tra l’ala cattolica e l’ala più laicista della maggioranza governativa, un compromesso pieno di ambiguità, di nebulosità interpretative, sicuramente fonte di future controversie legali. Credo sia opportuno un maggior approfondimento del disegno di legge con emendamenti per fare maggior chiarezza.

Per quanto riguarda l’atteggiamento della Chiesa, a mio modesto avviso, la CEI ha il pieno diritto di affermare la propria posizione sull’argomento , anche con una nota di principi e valori.

Se invece la nota della CEI contenesse degli obblighi vincolanti per un cattolico, con una connotazione molto ideologica (ovviamente qui non voglio citare scomuniche o “non expedit”), allora non sarei assolutamente d’accordo. Il nostro riferimento deve sempre essere la libertà di coscienza (quindi ciascuno è libero di credere e rispettare un insegnamento religioso) e la Costituzione italiana.

Gianfranco Tenerelli

2) Nel rispondere al vostro invito per una breve opinione personale sul disegno di legge sulle coppie di fatto, mi permetto fare due citazioni di due parlamentari dell’ex-PLI, che oggi si trovano su schieramenti opposti, uno nella Margherita (Valerio Zanone) e l’altro in Forza Italia (Alfredo Biondi), due citazioni su cui riflettere.

Zanone ha detto: “Oggi il confronto politico non è fra etica laica ed etica religiosa, ma fra etica della libertà ed etica dell’autorità. L’etica della libertà vale anche per le coscienze religiose, l’etica dell’autorità pretende di imporre la fede per legge. Quella sarebbe in effetti una regressione”.

Biondi ha detto: “La decisione di Berlusconi di lasciare ai parlamentari di FI  libertà di coscienza sui Pacs e i temi etici è corretta. Su certe questioni di carattere etico e religioso la libertà di coscienza è il primo indice per cui un uomo si può considerare un liberale.”  In un’altra circostanza ha poi aggiunto: “Non si può votare una legge del governo. Se avessero invece avuto la prudenza di fare un testo parlamentare ci si poteva dire d’accordo senza militare da una parte all’altra”.

Mario Previati

3)  In linea di principio personalmente sono favorevole ad una regolamentazione delle unioni di fatto.D’altra parte occorre ricordare che ci sono 264.000 coppie di conviventi celibi e nubili in Italia e circa 300.000 coppie conviventi con matrimoni alle spalle : una realtà che non è possibile ignorare.

Detto questo, dopo aver letto, come riportato dai giornali, il disegno di legge Bindi-Pollastrini approvato dall’ultimo Consiglio dei Ministri, mi sembra che il testo sia piuttosto confuso, complicato, con norme difficili da interpretare.

Non per niente diversi giuristi intervistati affermano che questo testo, un po’ raffazzonato e ambiguo, darà luogo ad una serie di ricorsi  e contro-ricorsi legali, specie per quanto riguarda gli aspetti economici e patrimoniali. Per questo motivo credo che sia assolutamente necessario apportare alcune sostanziose modifiche in sede di discussione parlamentare. Solo dopo si potrà prendere posizione, non prima.

Franco Mariotti

4)  Credo che abbia fatto bene Silvio Berlusconi a lasciare la libertà di coscienza ai parlamentari di Forza Italia sulla votazione per questo disegno di legge governativo. Infatti diversi parlamentari laici di Forza Italia, di orientamento liberale e laico-socialista (ce ne sono diversi) non sono assolutamente d’accordo con le posizioni eccessivamente negative espresse da numerosi altri esponenti dello stesso partito.

Su certe questioni di carattere etico e religioso la libertà di coscienza è il primo indice per cui un uomo si può considerare un liberale.

E’ chiaro, se al posto di una legge del governo, ci fosse stato un testo di iniziativa parlamentare  era molto meglio per una discussione e votazione bi-partisan. Questa è la mia posizione. Ora se questa legge non avesse una maggioranza governativa autosufficiente e quindi ci fosse l’occasione di far cadere il Governo Prodi, allora in quell’occasione conviene votare contro e far cadere il governo.

Silvio Mazzoni

5) Dai commenti politici sul testo della legge sulle coppie di fatto, ho notato che pochi hanno sottolineato e calcolato quanti saranno i costi finanziari a carico del bilancio statale e previdenziale con l’approvazione di questa legge. Non dobbiamo dimenticare che questi DI.CO. creano nuovi diritti previdenziali e fiscali. E questo riguarda non solo i conviventi etero e omo, ma anche i parenti in linea retta, gli affini, gli italiani residenti all’estero.

Però la perplessità più grande mi deriva dall’art.6 della legge. Questo articolo prevede la possibilità di rilascio di un “permesso di soggiorno per convivenza” per i cittadini extra-Cee. Dato che non è indicata alcuna durata minima della convivenza per l’accesso a questa facoltà come in altri casi (3 anni per la successione nelle locazioni e 9 per i diritti successori), questo potrebbe aprire le porte agli immigrati irregolari, ovviamente se trovano un cittadino italiano disposto a registrare tale dichiarazione all’anagrafe. Credo che ciò non sia molto difficile. Si potrebbe avere addirittura un mercato nero dei Dico in cambio di soldi.

Un grande rischio è che un cittadino italiano stipuli (e poi revochi) diversi Dico e “venda” così i permessi.

Nessun altro istituto previsto dalla legge (salvo il matrimonio) consente a un extra-comunitario di ottenere agevolazioni sulla casa, sul lavoro, sui trattamenti previdenziali ed anche l’attribuzione del diritto di successione.

Carlo Mannini

6) La legge sulle coppie di fatto regolamenta i diritti dei conviventi in materia di assistenza sanitaria, affitti, eredità, tutela sul lavoro, obbligo di alimenti.
A dir la verità, come ha scritto qualcuno, si tratta di norme che molti istituti mutualistici e assicurativi contemplano già da tempo, o che potevano già essere regolate da accordi civili sanciti di fronte a un notaio. Per le pensioni di reversibilià, il tutto è stato rimandato a quando si discuterà la riforma generale delle pensioni.
A parte questo, le perplessità sono molte: ad esempio, come si concilia la tutela del nuovo convivente con la tutela di un precedente coniuge separato? Se il convivente ha diritto alla tutela sanitaria, quest’ultima viene tolta al coniuge precedente che sia rimasto solo e senza reddito sufficiente? Queste domande possono riguardare anche la pensione della reversibilità.

Moltissimi altri articoli vanno riscritti. Il testo come è stato presentato non va assolutamente.

Carlo Denti

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