In Italia esiste ancora la libertà di opinione? Un piccolo esempio

Dopo  la  scarcerazione  per  un  presunto  errore  tecnico di 17 spacciatori   nordafricani  alcuni  consiglieri   regionali  della Lombardia  sono  stati,  alcune  settimane  fa, condannati  per diffamazione  per  aver  biasimato  la  linea  morbida  di alcuni magistrati di Bergamo verso il narcotraffico extra–comunitario.

La  sentenza  per  diffamazione  è   del  Tribunale  di  Venezia, competente per i processi in cui compaiono togati bergamaschi.

Un consigliere è stato condannato ad una ammenda di 51 mila euro per aver dichiarato: “Certi magistrati anziché pensare a resistere, resistere, resistere, dovrebbero pensare a lavorare, lavorare, lavorare”. Frase ritenuta diffamatoria dal Tribunale di Venezia.

Altri consiglieri sono stati condannati, a pagare 15 mila euro per critiche meno dure e  per una lettera aperta dal titolo: «Grazie signor giudice», sottoscritta al termine di un dibattito sulla sicurezza.

Oltre ad  esprimere la nostra piena solidarietà ai consiglieri regionali condannati, concordiamo con il commento fatto da uno dei consiglieri in questione: «Non mi aspettavo diversamente. Se un rappresentante eletto dai cittadini non può fare una simile critica a tutela dei cittadini stessi, allora la democrazia è finita. Mi chiedo: se invece che alla magistratura queste critiche fossero state rivolte a un sindaco o a un consigliere regionale, sarebbe stata la stessa cosa?».

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