Riflessioni sulla proposta del Ministro Pecoraro Scanio

Il Ministro Pecoraro Scanio ha affermato (nota Ansa del 24-11-06) che “ i combustibili fossili sono l’energia del passato, quelle da utilizzare oggi sono le energie rinnovabili, mentre il futuro sarà all’insegna dell’idrogeno”. Il Ministro non conosce la situazione attuale e le previsioni della Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), la massima autorità in campo energetico in cui operano decine di studiosi che analizzano i lavori fatti da centinaia di ricercatori in tutto il mondo. Attualmente le energie rinnovabili coprono una frazione importante del fabbisogno energetico mondiale, tra il 16 e il 18%; l’incertezza è dovuta agli usi capillari delle biomasse difficili da quantificare. Questo contributo viene però essenzialmente dalle biomasse e dai rifiuti (tra il 9 e l’11%) e dall’idroelettrico (6,5%), mentre del tutto irrilevante è il contributo delle altre fonti rinnovabili. Il sistema energetico ha una grande inerzia e il mix delle diverse fonti non può modificarsi velocemente come la storia pregressa incontestabilmente evidenzia. Ciò è palese nelle previsioni fatte dalla IEA: infatti al 2030 si prevede che le fonti rinnovabili copriranno  tra il 18 e il 22% nel migliore dei casi. Saranno ancora le biomasse e i rifiuti a dare il maggior contributo, seguite dall’idroelettrico. Guarda caso risultano importanti due fonti: i rifiuti e i grandi impianti idroelettrici osteggiati dagli ambientalisti e dal Ministro Pecoraro Scanio, che probabilmente sogna l’eolico e il fotovoltaico. Queste due fonti presentano non pochi problemi e  hanno in comune un grande difetto: non sono programmabili e conseguentemente  mal si prestano ad essere inserite con profitto nelle reti elettriche dei paesi sviluppati, come mostra l’esempio dell’eolico in Germania ( la potenza installata è il 15% del totale , ma l’energia prodotta è solo il 4% e produce gravi disturbi alla rete con la necessità di avere sempre una “riserva calda”). E’ indubbio che anche in Europa c’è una corrente di pensiero ambientalista favorevole a questa pericolosa linea, ma è evidente che gli altri grandi paesi europei,  almeno per quanto attiene l’energia elettrica, partono da situazioni produttive ben diverse da quella italiana. In questi paesi la produzione di energia elettrica viene principalmente da nucleare e/o da carbone, le due fonti meno costose, mentre in  Italia il maggior contributo viene dal gas, la più costosa; ridotto il contributo del carbone, nullo quello nucleare.

Inoltre il Ministro afferma che il futuro sarà all’insegna dell’idrogeno prodotto con fonti rinnovabili, soluzione da alcuni già prospettata dieci anni fa’. Lo sviluppo di questo vettore è tuttavia sotto gli occhi di tutti: si è quasi fermato. L’idrogeno da fonti rinnovabili si ottiene passando per l’energia elettrica, ma il contributo di queste fonti sarà per decenni così modesto che non si vede il motivo per non utilizzare direttamente il vettore elettrico di cui già esiste una rete di distribuzione super sperimentata.

Puntare sulle fonti rinnovabili vuol dire emarginare l’Italia dallo sviluppo, rischiare la delocalizzazione di diverse industrie in paesi con minori costi dell’energia  e, in un mercato europeo veramente liberalizzato, ridurla a terra di conquista per i produttori europei più accorti.

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