2007: speranze

Fine d’anno. Un giovane redattore di un giornale amico mi telefona. Vuole sapere cosa mi auguro per il 2007. Posso trattare di tre argomenti, non uno di più.

Di getto, rispondo che sarei felice se l’Italia uscisse dall’Unione Europea, se si tornasse a prevedere e ad applicare la pena di morte, se tutti i centri storici (o non storici, perchè mai limitarsi?) cittadini fossero definitivamente chiusi al traffico privato.

E, dappoiché quel che si esprime con il cuore e senza grandi riflessioni è davvero quel che si pensa, eccomi qui, adesso, impegnato a dare una veste razionale ai predetti tre desideri che, a mente fredda, confermo essere tra quelli che – sapendo benissimo che non accadrà mai – vorrei vedere realizzati.

Per cominciare, la pena di morte (come, del resto, l’adesione all’Unione Europea) è uno di quegli argomenti in relazione ai quali l’opinione della maggioranza non viene neppure presa in considerazione se non – succede quando da noi, al riguardo, si parla degli Stati Uniti laddove oltre il settanta per cento dei cittadini è favorevole all’applicazione – per affermare che non conta. Un bellissimo esempio di democrazia: se i più sono contrari bene; se sono a favore peggio per loro, retrogradi, fascisti e reazionari che altro non sono!

I pedofili conclamati, gli assassini senza il pur minimo pentimento, i violentatori, per me (e per milioni d’altri che non possono avere voce in capitolo perché gli è persino vietato esprimersi) vanno messi a morte e così sia.

Quanto ai centri urbani, chiunque abbia un minimo di sale in zucca sa che ho ragione.

Mi si oppone: “E le macchine?” La risposta è: “Vendetele!” Uso i mezzi pubblici o vado a piedi dal 1993 e con ciò stesso ho ampiamente dimostrato che le automobili non sono affatto indispensabili.

Infine, argomento tra i maggiormente e amaramente divertenti, l’Unione Europea.

Da cinquant’anni, gli economisti e i politicanti che a loro danno retta ci dicono che l’Europa Unita è una manna appunto per l’economia, che se l’Italia fosse rimasta fuori, se non avesse adottato l’euro (e, per inciso, come mai non si sono tenuti referendum su tali questioni?), sarebbero seguite catastrofi inimmaginabili: certamente un ritorno al Medio Evo.

TUTTE BALLE!!! I Paesi che sono rimasti fuori dall’UE o dall’euro vanno avanti benissimo e meglio di noi.

E, d’altra parte, perché mai andrebbe preso sul serio quello che affermano gli esperti in materia. Se c’è una categoria di cosiddetti tecnici che non ne azzeccano mai una è la loro.

L’economia non è affatto una scienza, non fornisce risposte certe ma opinioni (tant’è che gli economisti si dividono per ideologie, la qual cosa è improponibile per un fisico o per un chimico) alle quali è bene non dare il minimo peso.

Se avete un minimo di memoria, un mesetto fa i dati economici italiani (i medesimi dati), nello stesso giorno, erano giudicati positivamente da un ente internazionale e negativamente da un altro. Buffonate!

I veri, pochissimi grandi uomini politici si sono sempre e del tutto disinteressati all’economia.

Charles De Gaulle, riprendendo quanto ebbe a dire in proposito Napoleone, interrogato al riguardo, generale quale era, disse: “L’intendance suivra!”, paragonando la sedicente scienza  all’intendenza militare, intesa quale organo minore che ha il dovere di seguire ed eseguire gli ordini e non è certamente idoneo a dettare la via.

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