La corsa all’energia nucleare è già cominciata, ma non in Italia

La corsa all’energia nucleare è già cominciata?  Si, ma non in Italia.

“Un centinaio di reattori sono in progetto in giro per il mondo da qui al 2020 – spiega Ferdinando “Nani” Beccalli, numero due di General Electric- e le aziende energetiche si vanno posizionando di conseguenza, per competere meglio. Peccato che l’Italia resterà tagliata fuori , così come ormai è praticamente tagliata fuori da tutti i grandi settori industriali. Lo stesso per il nucleare”.

“Diversificare è importante- aggiunge Beccalli- ma con il greggio a 60 dollari e la concentrazione di anidride carbonica che si avvicina alla barriera di 500 parti per milione, l’atomo si prospetta come la fonte di energia più pulita ed economicamente più competitiva: anche alcuni ambientalisti ormai hanno capito che è l’unica soluzione se vogliamo arginare l’effetto serra”.

La stessa International Energy Agency, dopo diversi anni, per la prima volta ha lanciato un appello per spingere chi può a costruire nuove centrali nucleari. Negli anni ’80 e ’90 la gente era contraria all’energia nucleare, ma all’epoca il petrolio era a buon mercato. Con il rincaro del prezzo del greggio, le prospettive stanno cambiando. Un segnale ancora più chiaro è venuto dai leader politici dei Paesi sviluppati. Il comunicato stampa del recente summit G-8 di San Pietroburgo ha confermato esplicitamente che i leader delle principali potenze mondiali sono favorevoli allo sviluppo delle fonti di energia nucleare come alternativa ai combustibili fossili.

Nel mondo, nel 2004, erano attivi 441 reattori nucleari, dei quali 43 sono entrati in funzione negli ultimi dieci anni. La maggior parte dei nuovi impianti è stata realizzata in Paesi in via di sviluppo, mentre in alcuni Paesi europei come la Germania, Olanda, Svezia, Belgio e l’Italia, tutto è stato bloccato. Al contrario invece gli Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Finlandia, che già utilizzano ampiamente questa forma di energia, hanno annunciato un ulteriore incremento.

Diversi Paesi bloccati dalla moratoria cominciano a cambiare idea.

*  Nell’Europa dei 15 paesi, la media delle fonti per la produzione di elettricità è la seguente:

32%  nucleare; 26% carbone; 21% gas naturale; 16% fonti rinnovabili; 5% olio/altri.

*  Nei Paesi della OECD, la situazione non cambia di molto:

22% nucleare; 38% carbone; 19% gas naturale; 16% fonti rinnovabili; 5% olio/altri.

*  La situazione dell’Italia è invece molto diversa e precisamente:

Zero nucleare; 17% carbone; 44% gas naturale; 23% fonti rinnovabili; 16% Olio/altri.

(Nelle percentuali riguardanti le fonti rinnovabili è compresa la produzione idroelettrica da apporti di pompaggio e combustione di rifiuti).

Noi  siamo quindi troppo dipendenti dagli idrocarburi per la produzione di energia elettrica e le nostre bollette sono del 60% più alte della media dei Paesi europei (addirittura sono doppie rispetto a quelle francesi). Ricordiamo poi che i prezzi del petrolio e del gas naturale si sono triplicati negli ultimi tre anni, quindi questo provoca  una forte penalizzazione delle nostre industrie.

Altro che competitività.

Il prezzo medio del greggio nel corso del 2006 si è aggirato sui 65 dollari per barile,  11 dollari in più del 2005 e quasi 5 volte il minimo del 1998.

I segnali ai mercati dicono che le quotazioni non scenderanno sotto i livelli attuali.

Il deficit energetico dell’Italia è di circa 48 miliardi di euro (un record storico), circa 10 più dell’anno scorso.

Il nostro Paese, tra i Paesi industrializzati, ha la più alta dipendenza da importazioni  di energia dall’estero, (85%), ma secondo gli analisti  (vedi “Il Sole-24 Ore” del 15 dicembre u.s.) “siamo anche quello che meno ha fatto, dalle crisi degli anni 70, per  cercare di ridurla”.

“Avessimo una struttura produttiva nella generazione elettrica simile alla media OCSE, con un 40% di carbone e un 20% di nucleare, i minori costi in termini di esborso della bilancia dei pagamenti sarebbe dell’ordine di un punto percentuale del PIL”.

Il governo precedente (in particolare Tremonti, Scajola, lo stesso Berlusconi) aveva cominciato a parlare di rilancio del nucleare.

Noi stessi in precedenti articoli pubblicati su “Cartalibera” avevamo sottolineato che i liberali (il nuovo PLI), in una manifestazione pubblica, avevano chiesto: “una politica di rilancio della produzione di energia nucleare in Italia con la riapertura di Caorso e la programmazione, attraverso la legge sulle grandi opere, di diverse nuove centrali nucleari; e un rilancio della ricerca nel settore per arrivare, accanto ai reattori intrinsecamente sicuri ed alla fusione controllata, a realizzare impianti a fissione autofertilizzanti, in tempi brevi, basati sulle nuove e promettenti tecnologie”. Invece il governo attuale Prodi (salvo qualche esponente, più che altro a titolo personale, come Enrico Letta, Bersani) respinge qualsiasi ripresa di iniziativa del nucleare, e propone una politica energetica essenzialmente basata sul risparmio energetico e sulle fonti rinnovabili.  D’altra parte  Prodi non può fare nulla, perché è destinato a subire il veto di Pecoraro Scanio, dei no-global e della sinistra radicale.

P.S. Per chi fosse interessato, suggeriamo di leggere una recentissima pubblicazione (circa 70  pagine) dal titolo “Introduzione all’energia nucleare” dei Proff. Carlo Lombardi e Ernesto Pedrocchi (Edizione: Cooperativa Universitaria Studio e Lavoro – piazza Leonardo da Vinci, 32 – 20133 Milano).

“Questo testo – come si legge nella introduzione, – vuole offrire a un pubblico di buona cultura scientifica, ma non specialistica, una panoramica generale su questa fonte energetica e contribuire a bonificare l’opinione pubblica disinformata da anni di fandonie”.

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