Assunzione dei precari nel pubblico impiego e i conti correnti “dormienti”

A molte persone forse non è nota  l’esistenza  presso le banche italiane  di molti conti correnti cosiddetti “dormienti”, cioè conti correnti di persone defunte e/o abbandonati da più di 10-15 anni (depositi bancari e cassette di sicurezza abbandonati, assegni circolari mai incassati, azioni e obbligazioni dimenticate).

Questo “tesoro” è enorme e di difficile quantificazione, comunque da alcune valutazioni si parla di un ammontare tra i  5  e i 15 miliardi di euro.

Questi conti dormienti, a nostro avviso,  dovrebbero essere utilizzati soprattutto per la riduzione del debito pubblico oppure, come aveva ipotizzato Tremonti,  anche per rimborsare le vittime di crack  finanziari.

Invece un emendamento alla Finanziaria dei Comunisti italiani e di qualche altro esponente della sinistra radicale (anche del correntone DS), emendamento che ha avuto anche l’O.K. del Tesoro, si propone di utilizzare questi soldi per una assunzione indifferenziata di centinaia di migliaia di precari della pubblica amministrazione  (si parla di 300-350 mila precari, dopo che il ministro Fioroni ne aveva già annunciato l’assunzione di altri centocinquantamila.)

Tutto questo senza concorsi, senza selezione: è la solita sanatoria di puro assistenzialismo populista, un’infornata indifferenziata. Probabilmente tale proposta non andrà in porto, considerate le reazioni critiche dell’opposizione, ma anche di diversi esponenti della stessa maggioranza governativa, però è un indice significativo  di una ben precisa cultura di sinistra.

E’ sicuramente giusto affrontare seriamente il problema del precariato, oggi presente in molte realtà; è giusto quindi, qualora esistano i requisiti come i concorsi, che venga riconosciuto a questi precari un contratto fisso, ma non fatto in modo demagogico.

Come ha scritto il Prof. Ichino sul “Corriere”:  “L’immissione indiscriminata in ruolo di centinaia di migliaia di lavoratori precari del settore pubblico rischia di essere un rimedio peggiore del male che si vuole combattere”.

E’ inoltre  grave che con dei fondi annuali variabili si possa assumere a tempo indeterminato e indifferenziato.

Non si gonfia l’organico dei dipendenti pubblici che già è pletorico e carico di molte sacche di inefficienza, ma occorre soprattutto valutarne l’efficienza, la produttività, il merito.

Prodi nel suo programma elettorale  prometteva “concorrenza e riconoscimento dei meriti per garantire l’efficienza”. Invece….

I dipendenti pubblici in Italia sono oggi quasi 3 milioni e mezzo.

Nel pubblico impiego secondo i contratti collettivi le ore lavorate all’anno sono: 1.956 in Polonia, 1.801 in Irlanda, 1.746 in Belgio, 1.747 in Spagna, 1.672 in Italia: 72 ore in meno (l’equivalente di 10 giorni) della media dell’Unione Europea. Con l’innovazione tecnologica, i computer e la semplificazione delle procedure dovrebbe servire sicuramente meno personale.

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