La bufala dei brogli di Deaglio

Alcuni giorni fa la Procura di Roma ha messo sotto inchiesta Enrico Deaglio (direttore del settimanale “Il Diario”) e Beppe Cremagnani, autori dell’inchiesta giornalistica sui presunti (e incompiuti) brogli elettorali perpetrati a favore della CdL.

L’accusa è pesante: diffusione di notizie false, esagerate e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico.

Questo esito era prevedibilissimo e non ci ha per nulla stupito, poichè tutta l’inchiesta era una bufala colossale.

La raccolta dei dati infatti, da parte della Cassazione, cioè l’unico organismo atto a proclamare i risultati elettorali, avviene “su base cartacea, senza trasmissione telematica”, quindi sarebbe stato impossibile un intervento del governo sulle schede bianche come ipotizzato nel dvd (“Uccidete la democrazia”).

L’accusa contenuta nel film infatti è che un programma informatico, inserito nella rete di trasmissione dati del Viminale, abbia trasformato una quota delle schede bianche in voti per Forza Italia.

Bastava invece una minima conoscenza delle norme che regolano le operazioni di scrutinio, di trasmissione dei dati e di proclamazione dei risultati, per capire che tutta l’inchiesta era basata sul nulla. Era chiaramente una bufala grottesca.

Il Ministero degli interni non può intervenire; è compito dei magistrati delle Corti di Appello e della Cassazione (83 in tutto) la raccolta, il conteggio e la proclamazione dei dati delle elezioni, in base ai verbali trasmessi dai seggi elettorali.

Il Viminale, la sera dello scrutinio, ha diffuso solo risultati ufficiosi senza alcun valore giuridico-formale, risultanti dalla somma dei dati comunicati via telefono, fax e computer dai Comuni attraverso le prefetture.

Tutti gli esperti del sistema elettorale (giuristi e sondaggisti) concordano con quanto detto sopra; ciò nonostante la sinistra (ma anche la grande stampa cosiddetta indipendente, vedi “Il Corriere della Sera”), in un primo tempo, ha cavalcato polemicamente la vicenda, creando un polverone vergognoso. Naturalmente le vendite del dvd di Deaglio sono andate a ruba, facendo un sacco di soldi.

Perfino Prodi e D’Alema avevano dato immediatamente e scandalosamente credito a queste pure invenzioni propagandistiche.

Dopo l’intervento della Procura di Roma invece, l’Unione si è fatta più cauta, i membri del centro-sinistra nella Giunta per elezioni hanno preso correttamente le distanze dalle tesi di Deaglio, forse per paura di un boomerang o di un riconteggio delle schede. Solo i Verdi e Pdci hanno difeso e difendono il direttore del “Diario”.

Concordiamo quindi con il gruppo dei Riformatori Liberali che giustamente si è chiesto: “possibile che venga dato tanto spazio ad una tesi del tutto campata per aria che riguarda i risultati ufficiosi che non contano nulla e si presti invece così poca attenzione alle verifiche sui risultati ufficiali da parte della Giunta delle elezioni? Certo, il complottismo è un genere che tira, dall’11 settembre fino al Codice Da Vinci, ma alzare tutto questo polverone su un presunto broglio in primo luogo inutile (e già basterebbe), in secondo luogo smentito da un organo terzo come la magistratura, in terzo luogo comunque ininfluente sul risultato, non finirà proprio per impedire quei controlli dei risultati reali che vengono invece realizzati in tutti gli altri paesi quando la differenza di voti è così esigua?”.

Era stata invece la Casa delle Libertà a chiedere immediatamente una verifica dei risultati elettorali, di competenza della Giunta delle elezioni della Camera, anzi un ri-conteggio completo di tutte le schede, e non solo di quelle bianche e nulle.

Questa richiesta è stata fatta fin dall’inizio e più volte reiterata, ma fino ad oggi non è stata, dopo sette mesi, ancora accolta dalla maggioranza.

Qualcuno si è chiesto cosa sarebbe successo se Berlusconi e la CdL avessero vinto le elezioni per lo 0.06% ed avessero negato la doverosa verifica del risultato elettorale?

Dopo non sette mesi ma sette ore in Italia ci sarebbe stata la guerra civile

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