Un ben preciso dato somatico

Ieri, in qualche modo sollecitato dalla notizia apparsa sui giornali della querela minacciata da Romano Prodi nei confronti di quanti hanno tentato di coinvolgerlo nell’Affare Mithrokin puntando a dimostrare che a suo tempo fosse uno spione al soldo  dell’Urss e paradossalmente ragionando in merito alle prove di tale tradimento assolutamente mancanti, ho inviato la seguente mail a un certo numero di amici: “Penso sarai senza dubbio d’accordo con me nel ritenere che proprio il fatto che non si trovi traccia alcuna della appartenenza di Romano Prodi al kgb dimostra irrefutabilmente che di una spia si tratti!”

Ebbene, tra le molte risposte avute – alcune delle quali, cercando illogicamente una logica nel mio paradosso, mi invitavano a riflettere sul fatto che a cotale stregua anche io potevo essere considerato un delatore, un informatore o quant’altro (e a costoro ho risposto che nel mio caso le prove esistono e quindi…) – magnifica quella di un amico avvocato (del quale qui tacerò ovviamente il nome): “Caro MdPR,  i servizi segreti sono l’ufficio affari sporchi dello Stato: ne perseguono i fini utilizzando mezzi inconfessabili laddove gli altri apparati  lo fanno comportandosi in modo manifesto. Questo impone uno  stile di lavoro che diventa dato caratteriale e somatico: un funzionario di polizia dà a vedere di aver capito tutto specie se non ha capito nulla (Questura di Napoli: ccà nisciuno è fesso…).

Un agente segreto dovrà sempre e comunque dare a vedere di essere lì per caso e di non saperne nulla facendo la ‘faccia da fesso’.

Questo mi sembra l’indizio più grave contro Prodi.

Molto cordialmente…”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *