La secretazione sui documenti della Commissione Mitrokhin deve essere tolta

Tutti i documenti segretati della Commissione Mitrokhin devono essere resi pubblici:  questa è la richiesta di alcuni storici come Giovanni Donno (ex-consulente della Commissione stessa), di Francesco Perfetti (direttore della rivista Nuova Storia Contemporanea), di Craveri,  di Sechi, e nei giorni scorsi anche dell’on. Cicchitto.

La secretazione sui documenti deve essere tolta per diversi motivi.

Episodi inquietanti degli ultimi giorni (omicidi; veleni; campagne mediatiche di disinformazione) rendono necessario anche un rapido coinvolgimento del Copaco (commissione parlamentare sui servizi segreti).

Come noto la Commissione Mitrokhin era stata istituita nel 2002 per indagare e far luce sul dossier redatto dall’ex-archivista del KGB (Vasilij Mitrokhin) dal 1972 al 1984 sul cosiddetto “piano K”.

Alcuni anni prima, al tempo dei governi Dini, Prodi e poi D’Alema (1995-8), quando la documentazione era stata consegnata dal controspionaggio inglese al Sismi e quindi al governo italiano, (vi ricordate la famosa vignetta di Forattini con D’Alema intento a “sbianchettare”), era scoppiato uno scandalo con la pubblicazione di nomi di cittadini italiani (politici, giornalisti, sindacalisti, diplomatici, imprenditori), che, sempre secondo la documentazione, avevano avuto rapporti diretti o indiretti con il KGB sovietico.

Per alcuni anni, prima del 2002, il materiale contenuto nel dossier era stato occultato o sottovalutato e addirittura una offerta di una audizione nel nostro Paese di Vasilij Mitrokhin fu più volte rifiutata.

Successivamente, dopo l’insediamento della Commissione presieduta dal senatore Paolo Guzzanti, i lavori della stessa  furono oggetto di feroci critiche da parte delle forze di sinistra, addirittura con tentativi di delegittimazione e/o di derisione. Anche il centro-destra ha avuto grosse responsabilità in questa vicenda: scarso sostegno ai lavori della commissione,  stupide dimenticanze e/o disinteresse.

Purtroppo quindi delle trecentomila schede prodotte dalla commissione Mitrokhin, nulla o quasi è stato pubblicato sui quotidiani, ad eccezione di alcuni. Alla TV non se ne è mai parlato: silenzio completo.

La pubblica opinione italiana non sa nulla di questa inquietante documentazione.

Solo recentemente è stato pubblicato dal quotidiano  Libero un libro “Le mani russe sull’Italia”.

“Dall’insieme dei documenti esaminati emerse come fin dagli anni cinquanta il KGB pagasse degli informatori, reclutati anche tra i funzionari del PCI. Il nome più importante che compare nel dossier è quello di Armando Cossutta, l’attuale presidente del PDCI.

Emergono innanzitutto i piani di invasione dell’Italia da parte dell’URSS, risalenti agli anni ’50, ma rimasti in vigore fino a tutti gli anni ’80, che nelle loro linee generali erano tuttavia già noti da tempo alle forze NATO.  Le forze sovietiche sarebbero dovute entrare dal Brennero, segno, secondo parte della commissione, che avrebbero ricevuto aiuti da quinte colonne italiane.”

Ciò premesso, in queste ultime settimane sono avvenuti fatti molto strani e inquietanti: L’avvelenamento di Alexander Litvinenko, ex-colonello del KGB, fuggito in Gran Bretagna  nel 1999, crea grossi interrogativi e getta ombre sinistre anche in Italia.

L’ex-consulente della Commissione, Mario Scaramella, che aveva portato a Londra carte riservate sull’assassinio della giornalista russa Anna Politkovskaja, dichiara nei giorni scorsi  al “Corriere della sera”: “E’ stato ucciso per quello che sapeva. Ora tutto ciò è agli atti della commissione Mitrokhin. L’Italia deve farsene carico” e poi aggiunge “Le coincidenze sono troppe. Mi sparano sul Vesuvio. Arrivano gli ucraini con le granate dirette al presidente Guzzanti e a me, come mi avevano avvertito. Atterro a Londra il giorno che muore il delegato russo alla conferenza sul nucleare dislocato in Europa dall’Urss. Mostro a Litvinenko la lista dei nomi in pericolo in cui c’era anche lui. Ma arrivo tardi.  Ora voglio protezione e indagini serie.”

Nel frattempo nel nostro Paese, il generale Pollari e i suoi uomini vengono fatti fuori dal Sismi:  forse perché stavano portando avanti una indagine sulla presenza di agenti russi segreti in Italia?

Paolo Guzzanti scrive: “Molti lettori si chiederanno che cosa c’entra la Commissione Mitrokhin, una apparente storia di spie e di guerra fredda, con una catena di omicidi attuali. La ragione è che l’affare Mitrokhin costituisce uno degli affari più nauseabondi della storia della Repubblica. Non è una storia di spie. E neanche di comunisti. È la storia di un partito, una lobby, un fronte di persone che qui e altrove hanno per anni affiancato e sponsorizzato una possibile presa di potere dell’ex Unione Sovietica sull’Europa Occidentale, contando su un disimpegno americano. Quel colpo di mano non c’è mai stato, perché Stati Uniti e Nato hanno saputo opporre all’enormità numerica dell’aggressione possibile, una convincente quantità di sofisticazione armata e di risposte dissuadenti. Alla fine l’ex Urss è collassata insieme al suo progetto imperiale, Gorbaciov ne è stato l’agente liquidatore che ha trattato la famosa «caduta del Muro di Berlino» (un colpo puramente mediatico perché il comunismo semmai è caduto a Varsavia e non a Berlino)”.

La Commissione Mitrokhin è decaduta a maggio per la fine della legislatura, ma molte cose devono essere ancora chiarite. Nel frattempo è partita, proprio in questi giorni, una campagna di delegittimazione, di disinformazione e di fango contro alcune persone.

A mio avviso quindi il Copaco  deve intervenire;  i tentativi di censura devono essere bloccati e la secretazione sui documenti deve essere tolta.

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