Radicali il lungo addio

E’ curioso che si continui a chiamare “Seconda Repubblica” una fase della nostra vita istituzionale nella quale il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, i Presidenti delle due Camere, il ministro degli Interni e quello degli Esteri (per non parlare di Giustizia, Finanze e così via) sono tra i più autorevoli esponenti dei partiti e delle loro dirette “dependances” (sindacati e boiardi di Stato) che hanno governato nella prima.

Questo, a conferma che “mani Pulite” tutto è stato, meno che un ciclone che ha spazzato via una classe politica: l’Italia è infatti l’unico paese europeo nel quale la politica ha in cartellone, con poche rilevanti eccezioni, gli stessi attori di venticinque anni fa. Venticinque anni fa, infatti, Tony Blair ed il suo prossimo successore Gordon Brown non erano ancora stato eletti parlamentari, il loro rivale David Cameron giocava ancora con le automobiline; Angela Merkel aveva come unica preoccupazione politica lo stare alla larga dallo Stasi, ed i prossimi duellanti per la premiership in Francia, Segoléne Royal e Michel Sarkozy facevano i loro primi timidi passi nella politica ufficiale.

In tutta Europa, dunque, quarantenni e cinquantenni alla ribalta: mentre in Italia l’unico segretario di Partito “under 40”, Capezzone, viene silurato, per lesa gerontocrazia: l’addebito è infatti di essersi reso troppo visibile, sfuocando così il ruolo del suo padrino e mentore Marco Pannella.

Non ci è simpatico il Capezzone, non foss’altro che per la scelta assurda (o molto tristemente razionale, se si guarda ai finanziamenti a Radio Radicale) di aver portato il PR nel Governo.

Nulla peraltro rende meglio l’immagine di un momento politico che è un tuffo nel passato, della patetica immagine del PR: il vecchio sacerdote e la sua grigia corte attaccati quello che spesso più di tutto interessa ai vecchi invecchiati male: il lor comodo.

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