Mancanza di concorrenza e trasparenza nel settore bancario

In Europa nel settore creditizio c’è ancora scarsa concorrenza e trasparenza e ad essere penalizzati sono soprattutto i cittadini e le imprese.

La denuncia è stata fatta qualche mese fa dal commissario Ue alla Concorrenza, Neelie Kroes, che ha invitato tutti gli Stati membri a fare di più per liberalizzare il mercato ed eliminare gli ostacoli che impediscono una sana competizione.

I costi, in molti casi,  restano molto elevati proprio per mancanza di competizione. “Basti pensare – ha spiegato la Kroes – che nel 2005 meno dell’8% dei clienti delle banche europee ha deciso di trasferire il proprio conto in un altro istituto, proprio a causa dei costi troppo elevati. E questo basso livello di mobilità è preoccupante. Il settore dei servizi finanziari – ha ricordato il commissario Ue alla Concorrenza – è la chiave per sviluppare la competitività nel mercato unico europeo”.
La situazione italiana non è da meno; forse siamo, in questo senso,  il fanalino di coda.

D’altra parte la mancanza di concorrenza e trasparenza nel settore bancario italiano non è di oggi, è invece un vecchio problema: costi elevati, politiche di credito scarsamente efficienti.

Lo stesso Governatore della Banca d’Italia, Draghi, il 31 ottobre scorso  giornata mondiale del risparmio, ha detto: “I costi dei servizi per la clientela sono in Italia tuttora troppo alti”, ha poi aggiunto che deve “essere assicurata anche la piena portabilità dei conti correnti, inclusi i servizi accessori”.

Senza alcun dubbio negli ultimi anni sono stati rimossi diversi vincoli amministrativi all’accesso e all’espansione territoriale degli intermediari e le banche hanno reagito  aumentando la scala operativa,  ampliando l’offerta dei servizi, investendo in tecnologia per aumentare la produttività. Negli ultimi mesi poi  si è notato un consolidamento del sistema del credito; ci sono state significative aggregazioni bancarie (Banca Intesa-San Paolo;  Banca Popolare Verona-Banca Popolare Italiana) con cui la stabilità e la competitività del sistema dovrebbero uscire rafforzate.

Ciò nonostante, a mio avviso, la strada per una vera concorrenza e trasparenza è ancora molto lunga.  Esistono tuttora ostacoli alla mobilità della clientela tra i diversi soggetti contribuendo così ad ingessare il mercato e a ridurre lo stimolo competitivo.

La necessità di una vera liberalizzazione del settore quindi è sempre più impellente.

Facciamo solo alcuni esempi che toccano in concreto i cittadini –utenti.

Oggi vediamo che gli Istituti bancari nel nostro Paese hanno utili record e distribuiscono dividendi significativi.

Nel contempo riscontriamo (da recenti indagini della Commissione Europea ed anche da rapporti della Mediobanca, i cui risultati sono apparsi su giornali specializzati, ma non sulla grande stampa)  ad esempio:

  • i ricavi medi per cliente sui conti correnti nel nostro Paese sono superiori rispetto alla media dei Paesi dell’Unione Europoea del 53% per i clienti privati e addirittura  dell’81% per le piccole imprese.
  • Nel  2004 le banche italiane hanno riportato le entrate più elevate da conti correnti personali,  204 euro, mentre in Lituania e Svezia le banche hanno riportato i valori più bassi, rispettivamente 15 e 22 euro.
  • Il rapporto fra crediti deteriorati e impieghi è, in Italia, il 3,91% rispetto allo 0,9% medio europeo. La responsabilità di tale differenza deriva da politiche di credito scarsamente efficienti e da criteri contabili abbastanza discutibili.
  • un mercato, come ha detto la Commissaria UE,  “ancora frammentato, in cui resistono barriere all’ingresso degli operatori di altri Stati membri e dove i consumatori trovano ancora tutta una serie di ostacoli per un buon funzionamento dei servizi”.
  • Da quando è stata introdotta la legge anti-usura (1997), le condizioni dei correntisti sono peggiorate. La commissione media di massimo scoperto è raddoppiata (+ 95%) e i rendimenti dei conti correnti si sono quasi azzerati (- 83%).
  • Nel 1997 il tasso soglia d’usura , quello che per legge le banche non devono superare nei prestiti, era quattro volte quello dei depositi; nel 2005 è stato 17 volte.
  • Nel 1997 il tasso passivo, applicato dalle banche ai privati sui prestiti era di circa due volte il tasso attivo sui conti correnti, nel 2005, invece, era di ben sette volte.
  • La stessa Autorità Antitrust italiana ha affermato: “Le commissioni di massimo scoperto portano a tassi che sfiorano l’usura. Una cosa è sapere che andare in rosso costa l’8%, altro vedere che quasi raddoppia aggiungendo la commissione. C’è un problema di trasparenza”.
  • La chiusura di un  conto corrente costa molto, molto di più che all’estero.

Per tutti questi motivi , siamo perfettamente d’accordo con la Commissaria Ue Kroes (tra l’altro liberale olandese), quando dice: “non solo serve una maggiore concorrenza, ma bisogna anche realizzare “un’area unica di pagamento”, cambiando il sistema utilizzato per fissare i costi bancari in modo da armonizzare i costi in tutta l’Unione europea.

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