“Richiamano le Classi” (nel ricordo di BRUNO LAUZI)

Ve l’hanno già detto e se così non è, ve lo dico io: Bruno Lauzi ha trascorso a Varese gli anni della sua ‘vera’ formazione.
Sì, certamente, apparteneva alla cosiddetta e famosissima scuola dei ‘cantautori genovesi’ ma arrivò tra noi alla vigilia della maturità liceale per rimanere fin verso i trentacinque anni.
In città, a volte semisdraiato sullo scassatissimo divano collocato a lato del tavolone giallo che dominava la sala delle riunioni nella sede di via
Bernascone del Partito Liberale, chitarra alla mano, nel mentre, silenzioso, lo ascoltavo,  ha composto la sue più belle canzoni.
Per quanto mi riguarda, proprio in memoria di quelle antiche consuetudini vissute sotto il vigile occhio del segretario provinciale del PLI Piero Chiara, ho voluto che Bruno presentasse a Varese dapprima una sua raccolta di poesie e poi, un anno fa all’incirca, il suo unico romanzo.
In entrambe le occasioni, una vero e proprio ‘rientro alla base’ per un Lauzi festeggiato da un numero quasi infinito di amici e felice davvero fra loro.
“Richiamano le classi”, diceva negli ultimi tempi di vita Vittorio Sereni.
“Il bosco dei viventi dirada, si svuota la platea”, scriveva Chiara, aggiungendo: “Spero di essere l’ultimo ad andarmene”.
Così, ovviamente, non è stato per lui né per Brunetto.
Così non sarà per me!

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