Votare, senza residenza

All’inizio di quest’anno mi sono trasferito, per motivi di lavoro, a Milano. Il 16 di gennaio ho fatto domanda di trasferimento di residenza da un altro comune lombardo.

La settimana scorsa (quindi dopo 4 mesi!), non avendo ancora ricevuto nessun tipo di comunicazione, mi sono recato all’ufficio anagrafe per chiedere se ci fossero delle novità. La risposta è stata che la mia residenza non era ancora stata trasferita e, di conseguenza, non avrei potuto votare a Milano alle elezioni amministrative del 28 e 29 maggio.

C’era però un problema, perchè al mio precedente comune di residenza risultavo cancellato dalle liste elettorali.

Ho pensato che non era possibile che mi avessero cancellato da una parte senza iscrivermi dall’altra e quindi mi sono recato negli uffici elettorali di Milano per richiedere il mio certificato elettorale, ma purtroppo, come temevo, non risultavo negli elenchi. Mi hanno suggerito di chiamare l’ufficio iscrizioni e chiedere di fare delle verifiche.

All’ufficio iscrizioni, dopo aver fatto alcuni accertamenti, mi hanno comunicato che in effetti il mio precedente comune aveva inviato tutti i documenti necessari, ma che io alle amministrative non potevo votare. “Lei può votare solo al referendum!”

Ovviamente ho protestato dicendo che nessuno poteva dirmi che io potevo votare solo al referendum essendo il mio diritto di voto garantito dalla Costituzione. Mi hanno così promesso che il responsabile dell’ufficio mi avrebbe richiamato al più presto. Cosa che non è avvenuta. Però ho richiamato io e questa volta un’altra persona, devo dire molto gentile, mi ha spiegato che stavano aspettando comunicazione scritta dalla prefettura sul da farsi nei casi come il mio.

Successivamente mi hanno comunicato che la prefettura aveva disposto che le persone nella mia situazione avrebbero potuto votare previa compilazione di un modulo da fare in un ufficio ubicato in un’altra zona di Milano. Dopo di che il Sindaco avrebbe emesso un apposito “decreto” per permettere a me, e ai pochi altri che non avessero deciso a questo punto di rinunciare, di votare.

Ho seguito la procedura indicatami e il giorno delle elezioni sono tornato a ritirare copia del “decreto” e poi, finalmente, ho potuto votare.

Credo che questa vicenda sia molto significativa. Mi tornano in mente le parole di Livio Caputo, tra l’altro consigliere comunale uscente proprio a Milano, che in un recente incontro pubblico sottolineava il fatto che l’amministrazione pubblica si occupa troppo spesso di cose che non la riguardano producendo costi inutili, in termini di tempo e di denaro, per i cittadini e provocando una strana sensazione di invasione della nostra vita privata.

Faccio notare come, nel caso in questione, il messo comunale sia venuto per ben tre volte a casa mia per fare dei controlli. Dopo il terzo controllo mia moglie si è vista recapitare una lettera con cui le si chiedeva di presentarsi entro 5 giorni presso gli uffici immigrati del comune. Mia moglie ha sì un cognome straniero, essendo di origine non italiana, ma, da più di due anni, è cittadina italiana. Il messo comunale non è stato in grado di verificare, in tre incontri, neppure questo. E allora che ci viene a fare a casa mia? Io non l’ho capito. E non ho nemmeno capito perchè anche nel mio precedente comune di residenza abbiano dovuto fare delle verifiche nella mia vecchia abitazione rendendo il tutto ancora più lungo e macchinoso.

Ovviamente, ad oggi, non ho ancora ricevuto nessuna comunicazione sulla mia residenza e, tantomeno, ho ricevuto il mio certificato elettorale. E tra una ventina di giorni ci sarà il referendum…..

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