Stima delle vittime da radiazione di Chernobyl

In questi giorni a vent’anni dall’incidente di Chernobyl si è riaperto il dibattito sugli effetti sanitari dell’esposizione alle radiazioni. E’ stato pubblicato un rapporto “Chernobyl: la vera dimensione dell’incidente” (vedere il sito www.who.int/en Chernobyl Forum). Lo studio è stato elaborato da un centinaio di scienziati di varia estrazione riuniti sotto l’egida di otto agenzie delle Nazioni Unite (WHO, UNDP, FAO, UNEP, UN-OCHA, IAEA e UNSCEAR), la Banca Mondiale e i governi di Bielorussia, Russia ed Ucraina. Non si può certo affermare che trattasi di un consesso di enti favorevoli all’energia nucleare. Il Chairman del Forum ha affermato “La compilazione di questa ricerca può aiutare a rispondere alle domande cruciali circa le morti, le malattie e le ricadute economiche conseguenti all’incidente di Chernobyl. Questo è stato un gravissimo incidente con gravi conseguenze sanitarie per migliaia di lavoratori esposti nei primi giorni a forti dosi di radiazioni e per migliaia di persone colpite da tumore alla tiroide. Non sono stati però rilevati gravi impatti negativi sulla salute del resto della popolazione nelle aree circostanti nè sono stati rilevati contaminazioni diffuse che continuino a porre minacce alla salute umana, salvo in poche e ristrette aree”.

I maggiori risultati dello studio che interessano la pubblica opinione possono così sintetizzarsi:

1-Fino ad ora una sessantina di morti sono direttamente attribuibili all’effetto delle radiazioni.

2-Gli esperti internazionali hanno stimato che al massimo si potranno avere 4.000 morti attribuibili alle radiazioni tra tutti coloro che risiedevano nelle aree contaminate e gli operatori chiamati a supporto nei primi anni dopo l’incidente. Questo numero comprende i casi già noti di tumori e leucemie indotti dalle radiazioni e le previsioni statistiche in base alla stima dei livelli di radiazione ricevuti dalla popolazione. Dato che un quarto della popolazione muore per tumori spontanei (quindi, su circa 600.000 persone interessate, 150.000 saranno i casi naturali) l’incidenza di aumento per l’effetto Chernobyl è di solo il 3%, difficile da evidenziare.

Oltre i danni diretti (morti e malattie) il rapporto rileva le gravi conseguenze psicologiche dovute alla mancanza di una accurata campagna di informazione che si è manifestata come incertezza sullo stato di salute, paura di una abbreviata aspettativa di vita, mancanza di un progetto di vita e dipendenza da una continua assistenza statale. A ciò si è  associato  il collasso dell’Unione Sovietica con un periodo di grave recessione economica.

Il segretario del Chernobyl Forum ha affermato che “nella maggior parte delle aree interessate i problemi sono economici e psicologici non di salute o di ambiente”. Il portavoce del WHO ha concluso dicendo che “il messaggio complessivo del Chernobyl Forum è rassicurante. Gli effetti sulla salute pubblica dell’incidente erano potenzialmente tremendi, ma alla luce delle più valide conoscenze scientifiche si sono rilevati lontani (minori) di quanto inizialmente si era paventato”.

Prontamente il movimento ambientalista ha contestato queste conclusioni, facendo leva sugli aspetti emotivi e fornendo valori di mortalità nettamente maggiori (si è arrivati a parlare di 500.000 morti). La gente si chiede chi ha ragione. E’ questo il nodo centrale del problema della sicurezza degli impianti nucleari e merita una spiegazione. Il numero di morti elevato è ricavato con l’ipotesi di correlazione lineare, senza soglia, tra dose di radioattività e rischio di mortalità.. In modo semplificato si può dare questa spiegazione: è universalmente accertato che una dose di 10Sv (Sv è l’unità di misura della dose assorbita) è in generale mortale, ovvero rischio di morire unitario. E’ anche accettato che ad alte dosi, un terzo o la metà della dose mortale, il rischio vari linearmente. Non si sa però nulla, per ovvie difficoltà sperimentali, sugli effetti a dosi molto più basse (ad esempio alle dosi a cui l’uomo è sottoposto in natura dell’ordine di 0,002Sv ogni anno, il fondo naturale). Per ragioni precauzionali, per una persona che possa essere soggetta a molte esposizioni ravvicinate a basse dosi, si è assunta una correlazione lineare fra dose e rischio fino a dose nulla. Applicando invece questo criterio a una moltitudine di persone questo vuol dire che se una persona prende 10Sv ha rischio 1 di morire, se due persone prendono entrambe 5Sv (metà della dose mortale) una delle due morirà, se 10 persone prendono 1Sv (un decimo della dose mortale) una di loro morirà e, al limite, se un milione di persone prende ciascuna un milionesimo della dose mortale una di loro morirà. Questo, pur con alcune semplificazioni, equivale a dire che se una persona prende in una sola volta 200 pastiglie di un farmaco (ad esempio: aspirina) muore, ma anche se 200 persone prendono ciascuna una pastiglia una di loro morirà. E’ la conseguenza della correlazione lineare fra dose e rischio senza soglia e l’aspetto più critico non è tanto la linearità della correlazione, ma la non esistenza di una soglia.

Ci sono tanti studi che hanno cercato di chiarire questo problema, ma nessuno è riuscito a provare che esistano indicazioni statisticamente significative di aumento di rischio a dosi basse, inferiori a circa 0,1 Sv. A seguito dell’incidente di Chernobyl centinaia di milioni di persone in Europa hanno ricevuto piccole dosi di radiazione dell’ordine del fondo naturale annuo, applicando però la correlazione suddetta si arriva a stimare un numero di decessi molto elevato (i dati degli ambientalisti). Il fondo naturale è significativamente diverso da zona a zona, si passa da 0,002Sv (valore medio in Italia) a 0,1Sv (alcune zone della Francia, dell’Iran e del Brasile). Ovviamente se si accetta la legge lineare senza soglia si deduce che anche il fondo naturale è responsabile di un numero consistente di morti per radiazioni, ma l’evidenza sperimentale del confronto tra le zone della terra dove il fondo naturale è molto diverso non conferma, depurati i dati da tutti gli altri effetti, alcuna differenza.

1 comment for “Stima delle vittime da radiazione di Chernobyl

  1. 19 febbraio 2016 at 15:11

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