I quattro modi di spendere il denaro

In queste ultime settimane i conti pubblici del nostro Paese sono sotto attenta osservazione da parte della Commissione europea e da parte del Fondo Monetario Internazionale.

D’altra parte il rapporto tra disavanzo e Prodotto interno lordo previsto per il 2006 è del 4% (se non superiore), rimettendo quindi in discussione la tabella di rientro fissata dalla Commissione e approvata dall’Ecofin. Il valore del debito pubblico italiano sul PIL si aggira sul 107% .

Questa situazione debitoria è enorme ed è stata accumulata soprattutto negli anni ’80 e primi anni ’90, ma a dir la verità, sia i governi di centro-sinistra (Prodi; D’Alema; Amato) che il governo Berlusconi non sono riusciti a ridurre tale debito.

La mancanza di coraggio nel tagliare la spesa pubblica è di tipo trasversale (“bi-partisan”), riguarda soprattutto esponenti della sinistra, ma anche uomini del centro-destra (si veda la Destra sociale di Alemanno e Storace, alcuni esponenti dell’Udc) , riguarda anche autorevoli esponenti delle Amministrazioni locali che parlano dell’incremento della spesa pubblica quasi come di un fenomeno ineluttabile.

Ad esempio non è corretto continuare a chiedere trasferimenti di denaro dallo Stato all’Ente locale e consentire un volume di spesa in molti settori assolutamente inaccettabili.

A proposito di questo approccio “bi-partisan” per la spesa pubblica, mi viene in mente la cosiddetta teoria dei quattro modi di spendere il denaro del grande economista americano, Premio Nobel per l’economia del 1976, Milton Friedman.

Questa teoria sembra una semplificazione, ma non lo è; anzi credo che tocchi le vere ragioni psicologiche di certi comportamenti pubblici.

Secondo Milton Friedman, il primo modo di spendere il denaro si ha quando spendiamo denaro nostro per noi stessi, cioè quando ci compriamo qualcosa.

Il secondo modo, quando spendiamo denaro nostro per gli altri, acquistando ad esempio regali per gli amici o parenti.

Il terzo, quando spendiamo per noi stessi denaro altrui: ad esempio, le note spese (viaggi; trasferte; ristoranti).

Il quarto, quando spendiamo per gli altri denaro altrui; cioè le cosiddette spese sociali e assistenziali dello Stato.

La faciloneria nello spendere aumenta progressivamente a mano a mano ci allontaniamo dal primo modo e ci avviciniamo al quarto: questa è, secondo Friedman, “la radice dell’inflazione, il motivo per cui nessuno è mai contento”.

Ora al di là della battuta, è necessario constatare che purtroppo in questi anni fenomeni come l’aumento della spesa corrente, ai diversi livelli di governo, spesso sono stati più il riscontro dell’incapacità di una razionalizzazione delle strutture che non di una effettiva esigenza finalizzata alla quantità o alla qualità dei servizi erogati.

Nel campo degli investimenti poi le spese, troppo spesso, sono state affrontate senza una adeguata copertura e soprattutto senza una realistica valutazione degli ulteriori oneri di struttura che venivano a determinare.

Non è infrequente infatti che i costi di funzionamento di certe iniziative si siano dimostrati del tutto sproporzionati sia alle previsioni sia all’effettiva utilità sociale.

Ora il dato più saliente dell’attuale situazione del Paese è la difficile situazione economica e finanziaria, di cui uno dei riscontri più evidenti è il livello raggiunto dal disavanzo e dal debito pubblico.

Per questo il punto di attacco non può che essere quello del rigore e del ridisegnare la spesa pubblica mediante :

– un programma pluriennale di contenimento e razionalizzazione delle spese dell’intero settore pubblico (a tutti i livelli),

– un controllo severo dei meccanismi di decisione della spesa stessa,

–  una revisione straordinaria di tutta la legislazione vigente per annullare o quantomeno diminuire gli effetti moltiplicatori di spesa automatica incorporati,

– la lotta agli sprechi e ai privilegi e riduzione del peso della burocrazia pubblica,

– la riforma di un “welfare” pletorico e costoso che concede benefici superflui a chi non ne ha bisogno e trascura i cittadini veramente bisognosi,

–  l’immissione sul mercato di quote consistenti del patrimonio immobiliare pubblico.

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