Riflessioni di un liberale sul Fisco

Nelle ultime settimane della recente campagna elettorale le problematiche fiscali sono state l’argomento “clou” del dibattito politico tra i due Poli, dibattito spesso infarcito di emozionalismi, di demagogia o di rigidità oltranziste e punitive.

Ora, spente le luci della campagna elettorale, permettete alcune riflessioni, pacate e ponderate.

Diversi anni fa (aprile 1980) ad un convegno organizzato dal Cidas di Torino, un autorevole relatore diceva; “Una volta negli Stati Uniti, vidi un cartellone che raffigurava un “omino”, dal sorriso disarmante, fermo sotto uno degli avvisi pubblicitari che l’Amministrazione fiscale americana era solita divulgare a sostegno della propria azione. L’avviso pubblicitario diceva: “ Pagate le vostre imposte con un sorriso”. E l’omino commentava: “Ci ho provato, ma hanno preteso dei contanti”.

Questo cartellone trasmette, con garbo, la nozione che il prelievo fiscale è sempre un fatto doloroso, che una politica fiscale seria non è mai una materia da educande, che una collettività deve pagare il prezzo dei servizi collettivi che pretende.”

A questo punto però nasce anche il problema di distinguere i servizi che la collettività effettivamente vuole da quelli invece che in realtà sono disservizi, sono prelievo e sperpero di risorse imposte alla collettività.

L’assurdo è che oggi abbiamo, in termini di costo, “troppo Stato”, basti pensare alla nostra enorme situazione debitoria e di spesa pubblica, e in termini di risultato, “troppo poco Stato”, molto meno di quanto non ne avessimo in passato. Basti pensare al numero crescente di servizi pubblici che, non essendo forniti in modo soddisfacente dallo Stato, vengono prodotti da privati.

Come ha scritto il prof. Antonio Martino in una sua vecchia pubblicazione: “Mai come oggi risulta confermato che lo statalismo opera in base alla “legge della futilità marginale crescente”: quanto più fallisce nelle cose importanti che deve fare, tanto più lo Stato si occupa di quelle meno importanti, di cui non dovrebbe occuparsi.”

Noi liberali crediamo che un sistema tributario ben ordinato, efficiente, che faccia pagare ad ognuno quello che ognuno deve pagare sia la condizione primaria per avere una società fondata sul principio della libertà politica ed economica, ma nel contempo siamo anche consapevoli che il continuo aumento della spesa pubblica e la correlata necessità di sempre maggiori entrate costituiscono una espansione egemonica dello Stato a danno dell’uomo.

Un ministro francese del XVII secolo diceva: “lasciateli strillare, purchè paghino”.

Ma già duemila anni fa uno scrittore e statista latino diceva invece: normalmente si ha difficoltà a comprendere quante maggiori entrate sarebbe possibile ottenere solamente attraverso una diminuzione delle aliquote.

Queste due affermazioni segnano un po’ i due termini estremi dell’eterno dilemma della politica tributaria. Trovare la misura giusta non è certamente facile.

Per questo è necessario discutere dei provvedimenti fiscali con serenità, rifuggendo dagli emozionalismi, dalla difesa esasperata di certi privilegi o corporativismi, ma rifuggendo anche da rigidità punitive o facili demagogie populiste.

Siamo consapevoli che la vera minaccia della nostra situazione economica è rappresentata dal debito pubblico. La situazione debitoria infatti è enorme, accumulata soprattutto negli anni ’80 e primi anni ’90. I governi di centro-sinistra prima e il governo uscente di centro-destra non sono riusciti a ridurla.

L’imposizione fiscale però non deve superare quella soglia che può incentivare l’evasione e scoraggiare le attività dei cittadini.

Il punto critico del carico fiscale, a nostro avviso, è già stato ampiamente superato provocando effetti dannosi per tutto il sistema economico: minore propensione alle attività produttive; maggiore propensione al consumo rispetto al risparmio; maggiore inclinazione all’evasione fiscale.

Per questo noi liberali riteniamo necessario:

  • una riduzione del carico fiscale sotto il 40% del prodotto interno lordo ed in particolare sulle imprese che agevoli la crescita dimensionale, l’innovazione e gli investimenti (ad es. detassazione degli utili reinvestiti nelle attività produttive),
  • l’abolizione dell’Irap e la riduzione del “cuneo fiscale” per i contributi,
  • privilegiare fiscalmente le famiglie sulla base della composizione del nucleo familiare (“quoziente familiare”),
  • sostenere le nuove iniziative imprenditoriali giovanili, nei primi tre anni, con l’abolizione di tutte le attuali imposte (es. Ires ed altre) e sostituzione con una unica tassa omnicomprensiva del 5%,
  • misure più adeguate, rispetto ad oggi, di lotta all’evasione fiscale.

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2 comments for “Riflessioni di un liberale sul Fisco

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