Piero Chiara, il biliardo e i brogli elettorali

Molte le aspettative dei giovani, molti gli intendimenti, infinite le speranze (“Farò, dirò, imparerò, diventerò questo o quello…”).

Pochi, purtroppo, i sogni che davvero si realizzano.

Fortunato, quindi, Piero Chiara che, negli anni della maturità, guardandosi alle spalle, poteva affermare che almeno una delle aspettative da lui, adolescente, nutrite  aveva avuto concreta attuazione: era riuscito ad imparare a giocare a biliardo veramente ‘comme il faut’!

Ai tempi della nostra continua frequentazione, invano, il buon Piero aveva provato a trasmettermi sul tavolo verde il saper suo: rozzo manovalante, preferivo tirare di forza e non di rado ‘bevevo’ a garganella.

Altre volte ho narrato al riguardo.

Torno oggi a parlare di quegli oramai antichi insegnamenti con riferimento al timore di brogli elettorali da più parti dichiarato in vista delle elezioni di domenica.

Come i più anziani rammentano, l’autore de ‘Il piatto piange’ – sia pur cercando di nasconderlo quasi potesse nuocergli – fu per lunghi anni a Varese segretario provinciale del Partito Liberale Italiano.

E’ in tale sua veste che, vicine le votazioni politiche del 1972 ed essendo noi due impegnati a scegliere gli scrutatori da segnalare nonche i ‘rappresentanti di lista’ da far accreditare, ebbe a spiegarmi che il nostro dilettantismo in occasione degli scrutini conseguenti all’apertura delle urne invariabilemte andava a scontrarsi con la granitica organizzazione dei partiti di sinistra i cui scrutatori erano abilissimi nel far annullare in ogni modo possibile i suffragi a loro contrari e nel sostenere di contro la validità, sempre e comunque, di quelli a loro favorevoli.

“Vedi”, mi spiegò, “E’ sì importante che la gente ti voti, ma ancora di più che i tuoi voti vengano conteggiati.

E’ come al biliardo: se i punti che fai non li segna nessuno, non puoi che perdere!”

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