La situazione economica del Paese

L’EUROPA CRESCE POCO. L’ITALIA E’ NELLA FASCIA BASSA DI CRESCITA. MA NON SIAMO IN RECESSIONE.

In dati reali, nel 2005 l’economia mondiale è cresciuta del 5%, grazie soprattutto ai motori USA (+3,5%) e Cina (+10%), ed anche Giappone (+2,7%). La crescita dell’area euro è stata dell’1,3%.

Nell’ultimo quinquennio gli USA sono cresciuti mediamente del 2,5% annuo, la Cina quasi del 10%, il Giappone dell’1,5%, l’area euro del l’1,4%.

Per l’Italia vi è una crescita prossima allo 0 (lo 0,1%) nel 2005. Nell’ultimo quinquennio la media annua è stata intorno allo 0,7% (situazione nel quinquennio analoga alla Germania).

Per il 2006 è prevista una crescita dell’economia italiana intorno all’1,3%.

E’ in crisi il modello di welfare state (non a caso la Gran Bretagna, dove è stato smantellato dalla Tatcher – e Blair ha proseguito sulla linea – cresce di più della media europea).

I TASSI DI INTERESSE SI MANTENGONO BASSI

Sotto il 5% per i prestiti bancari fino a 1 milione di euro, sotto il 4% sopra il milione di euro. Il costo del denaro non costituisce un freno agli investimenti, ma piuttosto i vincoli amministrativi e l’accesso al mercato dei capitali.

I PREZZI SONO SOTTO CONTROLLO

Nell’ultimo quinquennio si è avuto un allineamento dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo dell’Italia con quello medio europeo (nel 2005 intorno al 2%).

L’aumento dei prezzi si è realizzato soprattutto nei servizi e nei beni energetici, cioè in aree caratterizzate da settori con un basso livello di concorrenza e, nel caso del petrolio, a fattori esogeni internazionali.

L’OCCUPAZIONE E’ CRESCIUTA

Nell’ultimo quinquennio il numero di occupati è cresciuto di circa 1.3000.000 unità. Il tasso di disoccupazione è sceso di circa 2,5 punti percentuali (dal 10,1% del 2000). Nel quinquennio il tasso di disoccupazione italiano è sceso al di sotto di quello medio europeo (e di Paesi come Francia e Germania). Al nord si è vicini alla piena occupazione (tasso di disoccupazione del 4,1%).

Anche il tasso di attività è cresciuto nel quinquennio (pur rimanendo inferiore alla media europea – in particolare per le donne è intorno al 50%). Questo nonostante l’aumento dell’età media della popolazione.

La crescita occupazionale è dovuta all’introduzione di flessibilità in entrata sul mercato del lavoro con la legge Biagi. Il mercato rimane molto rigido in uscita. Un altro grave freno all’occupazione è costituito dalla contrattazione collettiva nazionale, che impedisce l’adeguamento dei salari ai differenziali territoriali di costo della vita.

LA COMPETITIVITA’ INDUSTRIALE E’ PEGGIORATA

Questo vale in particolare per i settori esportatori, a causa della concorrenza dei PVS, grazie soprattutto a manodopera a basso costo. E’ necessario un aumento della produttività (nell’ultimo quinquennio stagnante), attraverso il contenimento del costo del lavoro (in aumento di circa il 3% per unità di prodotto negli ultimi 2 anni) e soprattutto innovazione tecnologica. E’ inevitabile la delocalizzazione produttiva di attività standardizzate e la ricerca di un nuovo modello di specializzazione produttiva del Paese.

LA RICCHEZZA DELLE FAMIGLIE E’ CRESCIUTA

La crescita è dovuta in larga parte all’aumento del valore dei beni immobiliari.

LA FIDUCIA DELLE FAMIGLIE E DELLE IMPRESE E’ IN CRESCITA, per quanto ancora a livelli bassi.

RIMANE UNA PERVASIVA PRESENZA DELLO STATO NELL’ECONOMIA

Nel 2005 l’indebitamento netto dello Stato è salito al 4,1% (i parametri di Maastricht, superati per richiesta franco-tedesca ponevano un tetto del 3%). Il debito pubblico (un’eredità degli anni ‘80 e ‘90) resta molto elevato, pari nel 2005 al 106,4% del PIL (inferiore solo alla Grecia in Europa).

La pressione fiscale è del 40,6% nel 2005. Nel quinquennio è calata di circa 2 punti, ma si colloca sempre a livelli elevati – per quanto in linea con la media europea.

Secondo l’OECD l’Italia e la Polonia si collocano al massimo livello tra i Paesi industrializzati per quanto riguarda la proprietà pubblica o il controllo pubblico delle imprese, e al massimo assoluto per quanto riguarda le barriere amministrative all’esercizio delle attività imprenditoriali.

E’ necessario rilanciare il programma di privatizzazioni e dismissioni immobiliari del patrimonio pubblico. Non è più rinviabile incidere strutturalmente sulla spesa pubblica, riducendo la funzione dello Stato di riallocatore di risorse in vece dei mercati.

E’ inoltre necessario proseguire sulla strada della liberalizzazione dei mercati (che non esclude, anzi richiede, forme di regolamentazione settoriale), per favorire la concorrenza e la libertà di scelta dei consumatori quali motore di efficienza. In particolare i settori bancario-finanziario, energetico e delle utilities (anche a livello locale) risultano tra i meno liberi.

CONCLUSIONI

La situazione italiana, come ha ben detto il nuovo Governatore di Banca d’Italia, Mario Draghi, non comporta un ineluttabile declino. Il Paese ha le risorse per il rilancio economico. E’ necessario però sviluppare politiche più coraggiose per promuovere la competitività industriale e riconquistare quote di mercato mondiale. I principali fattori di successo sono:

–         l’aumento della produttività attraverso una maggiore flessibilità del lavoro e lo stimolo degli investimenti in innovazione tecnologica,

–         la diminuzione del peso dello Stato nell’economia e quindi la riduzione della pressione fiscale (sulle famiglie e sulle imprese) e della spesa pubblica,

–         la liberalizzazione dei mercati e l’eliminazione delle barriere amministrative all’esercizio di attività di impresa (es. settore finanziario, commerciale, delle utilities, autorizzazioni per nuovi impianti),

–         la disponibilità di fonti energetiche a costi minori, con sicurezza degli approvvigionamenti e impatti ambientali ridotti, come il nucleare.

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