Da rivoluzione liberale a rivisitazione sovietica

La povertà di un paese foraggiato, in alcuni casi letteralmente coperto dall’invadenza russa consiste ora nell’isolamento dalla stessa casa madre.

Dopo la rivoluzione arancione la Gazprom che vendeva e distribuiva il gas alla vicina Ucraina ad un prezzo di favore di circa 50 $ al barile, ora lo ha visto aumentare a 160 $.

Il braccio di ferro nel gas, con il no di Yuschenko alla liberalizzazione dei prezzi ha portato al taglio delle risorse russe ed al relativo taglio di Yuschenko sulla distribuzione verso l’Europa.

Il 4 gennaio 2006 le compagnie ucraina Naftogaz e russa Gazprom annunciano di aver raggiunto una intesa.

Secondo un complicato schema di vendita, L’Ucraina acquisterà gas russo per i prossimi 5 anni al prezzo di 230 $ ogni 1000 metri cubi, ma potrà acquistarne anche da altri Paesi, come Kazakhstan e Turkmenistan, a prezzi più bassi attraverso una compagnia svizzera a partecipazione russa e ucraina (chiamata Rusokrenergo) che venderà il gas al prezzo complessivo di 95 dollari ogni mille metri cubi.

I disaccordi però proseguono, come ad esempio sullo spazio economico unico, sulle eccessive privatizzazioni in altri servizi prima fortemente controllati da aziende russe.

Il popolo aveva fame, ma nel frattempo Yuschenko, l’eroe del nuovo corso si è regalato aerei presidenziali, aumenti di indennità, come per tutti i funzionari statali.

La zona industriale dell’Ucraina, quella delle miniere e delle fabbriche metallurgiche, petrolchimiche di Donetsk che arancione non è mai stata, acclama di nuovo Yanukovich ed a Kiev non sembrano essere più ottimisti sulla “Nostra Ucraina”.

Il partito di Yuschenko è fermo al 13% e tutti i leader hanno confermato la definitiva spaccatura con Yulia Timoschenko ex primo ministro ora spodestato da Yuri Yekhanurov alla guida del governo. La pasionaria ucraina si è portata con sé circa il 12,4% dei voti ed è il terzo partito del paese; la vendetta contro Yuschenko, porterà alla maggioranza parlamentare del partito di Yanukovich e dell’ex presidente Kuchma: il Partito delle Regioni che nei sondaggi pre-elettorali è dato al 27,5% con prospettive di crescita verso il 30%.

Certamente il partito Socialista di Ormoz con il suo 6% appoggeranno Yuschenko che per avere il favore del Parlamento sarà costretto a chiedere aiuto anche ai Comunisti oppure a cercare un accordo con la pasionaria di ferro. In realtà pur di sopravvivere il governo post-Timoschenko ha cercato i 50 voti mancanti proprio al Partito delle Regioni.

L’autogol è stato firmato dallo stesso Yuschenko che ha ridistribuito i poteri del presidente al primo ministro ed al Parlamento, sperando di poter avere tutto in pugno nel giro di pochi anni. Non sarà così.

La rivoluzione è comunque finita: potere alle oligarchie, nuovi casi di corruzione che hanno coinvolto il presidente medesimo e dallo stesso sono stati mascherati.

I liberali sono tornati indietro e siccome è difficile pensare che la Timoschenko, ovvero l’unica forza liberale realmente presente nel paese possa vincere e surclassare i partiti storici, apprestiamo a vedere un paese che, dopo la sbornia di promesse, torna a stringere la mano a denti stretti con la Russia di Putin.

(tratto da www.liberalcafe.it

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