Intrecci organici tra Cooperative rosse e i DS

Il collegamento organico (politico e finanziario) tra le cooperative rosse e il più forte partito della sinistra (prima il PCI, oggi i DS) è un vecchio problema della politica italiana, problema mai affrontato seriamente.

Su “Cartalibera” ne abbiamo già parlato (20/07/2005 e 24/01/2006),  ma le vicende degli ultimi mesi (Unipol- Consorte-Sacchetti) e soprattutto una recente intervista, apparsa sul settimanale “Economy”,  di Carlo Nordio, sostituto procuratore di Venezia, che nel 1999 aveva indagato sulle cooperative rosse nel Veneto,  ci costringono a tornare sull’argomento.

Per completezza di informazione, ricordiamo che Nordio nel 1999 aveva chiesto il rinvio a giudizio di oltre 100 amministratori di cooperative venete, finite sotto inchiesta per associazione a delinquere, falso in bilancio, bancarotta, finanziamento illecito del PCI-PDS.  Gli indagati furono quasi tutti condannati o patteggiarono la pena.

Come è noto le cooperative  hanno sempre goduto di agevolazioni fiscali non indifferenti per poter rispettare i criteri di socialità e solidarietà.

Sulla base di queste agevolazioni fiscali e di altri benefici e con il supporto politico specie dei partiti di sinistra, il sistema delle cooperative è cresciuto e si è sviluppato ed oggi le cooperative italiane rappresentano dei veri conglomerati industriali e finanziari (nel campo delle costruzioni, delle assicurazioni, della grande distribuzione, dei servizi, ecc.). Sono inoltre un fattore preoccupante di concorrenza rispetto alle altre imprese che devono rispettare altre regole e non hanno le agevolazioni fiscali.

Non dimentichiamo che i legami con il vecchio PCI ed oggi con i DS sono sempre stati stretti, anzi gli amministratori vengono tutti o quasi dallo stesso partito.

Nel passato esisteva una vera e propria cinghia di trasmissione con il partito, c’era un vincolo di fedeltà tra partito della sinistra e la Lega delle cooperative.

Oggi tutto questo si è un po’ allentato, ma esiste tuttora uno scambio reciproco di classe dirigente, sicuramente di finanziamenti e un preoccupante intreccio tra cooperative e municipalità rosse, in termini di servizi, di appalti, di copertura di tutti gli spazi.

Carlo Nordio aveva accertato l’esistenza di un immenso patrimonio immobiliare fittiziamente intestato a prestanome, ma in realtà riconducibile al Pci-Pds. Valeva circa mille miliardi di lire.

Il patrimonio fu scoperto, più precisamente, dalla procura di Milano, che già nel settembre 1993 aveva fatto perquisire Botteghe Oscure e vi aveva trovato una stanza piena di fascicoli relativi agli immobili posseduti. Ma poi, stranamente (!!!) non si procedette al sequestro e il giorno dopo i fascicoli erano scomparsi.

Il partito non ha mai spiegato come fosse venuto in possesso di questo gigantesco patrimonio, con quali soldi lo avesse acquisito e perché lo avesse tenuto nascosto.

La cessione di gran parte di questo patrimonio immobiliare effettuata in questi ultimi anni, abbinata ad altrettanto strane (!!!) cancellazioni di forti pendenze debitorie del vecchio PCI da parte di alcune banche nazionali, ha permesso al Tesoriere Sposetti (DS) di ripianare i debiti di circa mille miliardi di vecchie lire che i DS avevano ereditato dal vecchio PCI.

Torniamo all’intervista di Carlo Nordio.  Ad una precisa domanda del giornalista: Dieci anni fa le Coop come finanziavano il Pci-Pds?

Nordio risponde: “In modo diretto e indiretto. Le Coop avevano una riserva rigorosa di appalti pubblici, frutto di accordi politici spartitori  a livello nazionale e regionale. In questo senso non c’era alcuna differenza fra DC, PSI e PCI: si erano divisi equamente tutto, con qualche briciola per gli alleati minori: Dc e Psi sponsorizzavano le imprese amiche, il Pci le coop. Ma i finanziamenti erano diversi.

Alla Dc e Psi arrivavano contributi  in denaro, con i quali si pagavano i funzionari e le altre spese. Nel Pci i funzionari erano pagati dalle coop, ma lavoravano per il partito. Il risultato finale è identico, però lo strumento è diverso. E lo è anche dal punto di vista penale: la mazzetta integra il reato di corruzione. Il sistema del Pci no.

Un altro modo era quello della pubblicità inesistente: le coop pagavano cifre enormi per farsi pubblicità sui giornaletti del partito. Spesso le inserzioni, pagate, non venivano neanche pubblicate.”

Ora ci domandiamo: cosa è cambiato da allora?

Perché dieci anni fa è stato tanto difficile indagare sul finanziamento illecito del PCI-PDS, e oggi è altrettanto difficile indagare sui conti, sulle consulenze (50 milioni di euro per Consorte e Sacchetti!!!) dei dirigenti della cooperazione, sul finanziamento occulto dei DS?

Due pesi e due misure?

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