Il ritorno della guerriglia urbana

La battaglia urbana scatenata dalla sinistra antagonista l’11 marzo 2006 ci fa tornare indietro di quasi 30 anni, agli anni di piombo. Persino i giornali hanno utilizzato una terminologia di quegli anni, definendo “autonomi” i contestatori dei centri sociali che hanno attaccato le forze dell’ordine, dato fuoco all’immobile in cui era presente un punto informativo di AN, lanciato bombe carta contro le vetrine di McDonalds, tra i bambini terrorizzati, incendiato le auto di maggiore cilindrata incontrate sul loro cammino e persino un’edicola.

E’ un miracolo che non ci siano morti o feriti gravi.

Ho assistito a parte delle scene dalle finestre di casa mia, a circa 100 metri in linea d’aria, finchè ho dovuto chiuderle per l’acre fumo degli incendi.

Indubbiamente le forze dell’ordine non hanno controllato efficacemente la situazione ed hanno permesso le violenze. La situazione esigeva una risposta ben più dura, ma sappiamo bene che questa sarebbe stato strumentalizzata da una certa sinistra, pronta a condannare la reazione dei tutori dell’ordine pubblico e ad essere indulgente nei confronti dei “ragazzi irrequieti” armati di spranghe, razzi e bombe.

Una forte responsabilità di questa situazione è da attribuirsi all’ex prefetto Bruno Ferrante, oggi candidato sindaco del centro-sinistra, che si è limitato a promuovere tavoli di concertazione con gli occupanti abusivi di stabili, di fatto concendendo l’impunità ed anzi incentivando di fatto le occupazioni.

Ancora più grave è stata la reazione di Ferrante alle violenze. Ha infatti messo sullo stesso piano (cosa che Fassino si è ben guardato di fare!) la manifestazione del Movimento Sociale, che si è svolta alcune ore dopo, contro cui gli “antagonisti” dicevano di protestare.

Il Sindaco di Torino Chiamparino, ds, non ha esitato a dichiarare che il motivo della protesta contro la manifestazione neofascista è solo un pretesto per compiere violenze. Ma evidentemente l’ex prefetto Ferrante ha un diverso senso dello Stato.

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