Il castello della ragnatela (Kumonosu-Jo)

1957, sugli schermi, un grande film del maestro giapponese Akira Kurosawa: ‘Il trono di sangue’, nella versione italiana, ‘Il castello della ragnatela’ (Kumonosu-Jo), letteralmente, nella traslitterazione dall’idioma nipponico. Mi chiedo, visto che la trama è indubbiamente ricavata dal ‘Macbeth’ scespiriano, come e in qual modo si sia giunti all’immaginifico titolo originale. Trascorrono trentatre anni ed ecco, incredibilmente, la risposta racchiusa in uno dei mille divertenti capitoli de ‘Il professore va a congresso’, una coinvolgente vicenda che l’inglese David Lodge mette in pagina con particolare brillantezza e che da noi viene pubblicata appunto nel 1990.

Fatto è che nel Giappone di fine Ottocento le traduzioni della opere di William Shakespeare erano, per così dire, piuttosto libere e, necessariamente, i titoli, per avvicinarsi al pubblico sentire, in qualche modo, se non decisamente, ‘trasfigurati’ tenendo comunque conto della  narrazione. Per meglio intenderci, eccone qualche altro: ‘Lo strano caso della carne e del petto’ invece de ‘Il mercante di Venezia’, ‘Lussuria e sogni nel mondo transitorio’ in luogo di ‘Romeo e Giulietta’, ‘Spade di libertà’ ovvero ‘Giulio Cesare’, ‘Lo specchio della sincerità’ al posto di ‘Pericle’, ‘Il remo ben abituato all’acqua’ invece di ‘Tutto è bene quel che finisce bene’, ‘Il fiore nello specchio e la luna sull’acqua’ in luogo di ‘La commedia degli errori’…

Davvero un altro, lontano mondo.

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