Milano deve diventare una città policentrica

Alcuni anni fa, durante un importante convegno liberale sul traffico a Milano, scrivevamo:

“La struttura della nostra città è essenzialmente concentrica da un punto di vista urbanistico e viabilistico, con una serie di agglomerati costituitosi quasi “spontaneamente” attraverso le varie epoche e  quindi con una serie di problemi di congestioni, di traffico, di inquinamento.

Si scontano oggi vecchie inadempienze e al posto di provvedimenti-tampone di breve termine occorre invece  una politica di ampio respiro che accompagni la crescita e l’innovazione economica e tecnologica.

Occorre cominciare a lavorare per una programmazione urbanistica e territoriale che, coinvolgendo la città e il suo hinterland,  promuova , nel giro dei prossimi anni, il progressivo passaggio dall’attuale fisionomia monocentrica ad una policentrica di più vasto respiro, di migliore funzionalità e di più razionale distribuzione dei servizi.

Questo significa porre mano concretamente al decentramento di alcune strutture pubbliche, all’attuazione dei progetti d’ area, in grado dì caratterizzare come poli  di numerose attività, altre zone  della città, alla realizzazione  globale di una politica  che favorisca l’insediamento  di attività in aree periferiche, assicurando  un’adeguata  infrastruttura di servizi.”

Sono passati diversi anni da quel convegno, ma molti problemi sollevati sono rimasti.

Milano, oggi, in una  fase di crescita delle attività economiche e produttive, e ricoprendo un ruolo da un punto di vista finanziario e tecnologico, non può più permettersi di mantenere una struttura monocentrica come quella attuale.

La concentrazione di attività direzionali, commerciali, bancarie, finanziarie, culturali, ecc., tutte attività tali da originare un ampio afflusso di pubblico ed un’ampia richiesta di servizi, presenta oggi una precisa tendenza, a scapito degli insediamenti residenziali in costante calo (fenomeno questo negativo agli effetti di una reale vitalizzazione dell’area, oltre che alla preservazione di una sua fisionomia culturale). Ovviamente gli effetti sulle esigenze di spostamento della popolazione della città e dell’hinterland sono evidenti. La stessa rete di trasporto pubblico è ancora, salvo per il completamento del Passante ferroviario, per gran parte  strutturata necessariamente  su linee radiali centro-periferia, come d’altronde l’impianto viabilistico della città.

Da qui la necessità di un riequilibrio della distribuzione dei poli direzionali, commerciali e dei servizi, e soprattutto la necessità di  adeguate infrastrutture tali da risolvere il problema in maniera più approfondita e più corrispondente alle esigenze di sviluppo della metropoli.

Certamente in questi ultimissimi anni, specie con l’attuale amministrazione di centro-destra, alcuni provvedimenti di decentramento sono stati attuati (si vedano il decentramento della Fiera a Rho-Pero; il quartiere Bicocca; l’area residenziale di Santa Giulia; il prolungamento della metropolitana nell’hinterland; il progetto di ri-localizzazione del Mercato Ortofrutticolo al di fuori del centro urbano), ma la necessità di una città policentrica, comunque,  rimane.

Per questo motivo, nelle prossime elezioni comunali di Milano i problemi dell’urbanistica e della casa saranno sicuramente al centro dei programmi delle diverse forze politiche e quindi oggetto di dibattiti.

Milano deve diventare policentrica; deve avere tanti centri con funzioni anche differenti.

Centri però dove siano presenti anche i servizi decentrati, il lavoro, il commercio, l’artigianato, le famiglie, i luoghi di aggregazione e non semplici quartieri-dormitorio.

Le aree dismesse dislocate in quasi tutte le periferie della città sono una grande opportunità perché permettono di creare la città policentrica: nuovi centri metropolitani, nuove funzioni, più verde, più case.

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