L’Occidente in ritirata

Le origini della vicenda sono note: qualche giorno fa un giornale danese ha pubblicato 12 vignette satiriche su Maometto, qualcuna indovinata (il kamikaze non ammesso al paradiso islamico, perché non sono rimaste abbastanza vergini), qualcuna di cattivo gusto. Ma non è questo il punto. Le vignette ritraggono il profeta: grave blasfemia (dicono gli integralisti) per l’Islam. I disegnatori e l’editore subiscono una fatwa. I governi islamici pretendono le scuse del governo danese – e già che ci sono di tutti i governi europei che non hanno condannato la pubblicazione e del Vaticano. Parte il boicottaggio in tutti i Paesi islamici, con l’incoraggiamento dei governi, dei prodotti danesi. Un giornale libanese pubblica le vignette. Il direttore viene licenziato e poi arrestato. Il direttore del quotidiano francese France Soir che ha ripubblicato le vignette viene a sua volta licenziato dall’editore musulmano. Molti Paesi islamici richiamano i loro ambasciatori dai Paesi europei o convocano gli ambasciatori europei per protesta.

Qual’è la risposta dell’Occidente? Il premier danese spiega che in Europa vige la libertà di stampa e che il governo non ha nessuna responsabilità su quanto pubblica un giornale.  Si dice comunque dispiaciuto se qualcuno è stato offeso. Insomma sta sulla difensiva, ma con dignità.

E in Italia? Il Presidente Ciampi e il Ministro degli interni Pisanu condannano la pubblicazione delle vignette. La libertà di stampa deve trovare un limite nel rispetto delle credenze religiose, secondo loro. Il Vaticano concorda e mette sullo stesso piano (“parimenti deplorabili”) la pubblicazione delle vignette e la violenza islamica. L’Europa non trova la capacità di rispondere con una sola voce. Molti leader (non tutti) si affannano a porgere le loro scuse, per difendere i propri interessi nazionali (cioè evitare attentati e proteste). Gli USA si affrettano a condannare l’irriverenza europea. Non gli par vero che dopo tutti i distinguo degli europei sulla vicenda irachena, siano loro a trovarsi nei guai.

Insomma tutti pronti a rinnegare i valori e le conquiste civili dell’Occidente: separazione fra Stato e Chiesa, libertà di stampa, diritti civili, ecc. e ad assumersi responsabilità non proprie pur di placare gli animi. Il messaggio è che per non offendere i musulmani bisogna adeguare le nostre regole e i nostri stili di vita al Corano.

Nessun governo occidentale ha il coraggio di rispondere a tono, di chiedere la cessazione delle violenze, di minacciare ritorsioni, di chiedere la scarcerazione del direttore del giornale libanese arrestato.

Una dimostrazione di paura, che darà nuova forza alle fazioni islamiche più estremiste e fanatiche.

2 comments for “L’Occidente in ritirata

  1. 21 luglio 2014 at 19:14

    ????Hi, i stumbled into your blog while loikong for halachic differences between erev and boker kiddushim. I am studying them because yes, I am converting to Judaism. The first thing I thought when scrolling through it was wow, here’s someone who’s going through the same process and he’s asking the same questions . Questions related to the internal as well as external (read am Israel) legitimacy of such a choice. I live in a big city with a community of some 20 thousand Jews, a very structured community but also a pretty unwelcoming community. I regularily spend my Shabbatot alone and the same goes for the holidays. The question then is: where is this taking me? and is it condemning me to a life of self segregation? . I thought that hard as it may be to convert, my efforts, the hard studying, the commitment would ultimately end into a richer life. But, no. I saw that you have desires,legitimate desires but alas no answer to those questions. Perhaps they are not even Your questions as attitudes in the US may differ greatly to the lack of openness of battered European communities. Still, I wonder.Second thing I thought was, why is it that you are showing your Jewishness in such capital letters? I mean the big beard, the huge kippah. Far from eing judgemental, this interests me because I am taking exactly the opposite stance. I regard this as a huge internal change and I am always wary that the external stigmas might (and they do) pollute the authenticity of someone’s love for Torah and am Israel. Authenticity also means to me, being exactly who I am and always have been a balancing act aimed at blending my past with my future, staying real, keeping my feet firmly on my grounds. Perhaps more so, thanks to Torah. But I may be very wrong and should allow myself some little external rewards. What do you think?

  2. 6 luglio 2014 at 19:57

    This is exactly what I was looking for. Thanks for wrgtini!

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