Le agevolazioni fiscali delle Cooperative vanno riviste

In data  20 luglio 2005, cioè prima dello scoppio del caso Unipol (Consorte-Sacchetti-Fassino), su “Cartalibera” con un articolo sulle Cooperative mi chiedevo in modo problematico: le agevolazioni fiscali delle Cooperative hanno ancora senso?

Oggi rispondo: no, o quanto meno queste agevolazioni dovrebbero essere riviste per non creare privilegi e discriminazioni.

Nel luglio scorso scrivevo: Da alcuni anni, i colossi del sistema cooperativistico, si sono lanciati anche in attività, a mio avviso, “poco mutualistiche”  o in una serie di acquisizioni finanziarie, come ad esempio la Granarolo con Parmalat, la Conserve Italia con Cirio, ed ora la scalata della Unipol alla Banca Nazionale del Lavoro.

Le Coop si sono buttate in operazioni finanziarie, in alcuni casi alquanto rischiose, investendo capitali che dovrebbero invece restare a disposizione dei soci.

Secondo noi l’operazione Unipol è in contrasto con i principi di solidarietà previsti dall’art. 45 della Costituzione che dice: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità”

In pratica gli utili sono usati per le scalate e non per scopi mutualistici.

Per questi motivi ci domandavamo: le agevolazioni fiscali delle Cooperative hanno ancora senso?  Cosa dicono i DS e Prodi sull’argomento? Cosa dice il Governo?

Qualche mese dopo, è scoppiato il caso Consorte-Sacchetti dell’Unipol e i collegamenti con i DS; le intercettazioni telefoniche di Fassino e D’Alema; le plusvalenze, i conti correnti all’estero, le smentite, le polemiche politiche.

A dir la verità i legami tra il vecchio PCI ed oggi tra i Ds e le Cooperative rosse sono noti da tempo,  sono di vecchia data, sono sempre stati stretti, anzi gli amministratori vengono tutti o quasi dallo stesso partito. Nel passato esisteva una vera e propria cinghia di trasmissione con il partito, c’era un vincolo di fedeltà tra partito della sinistra e la Lega delle cooperative.

Oggi tutto questo si è un po’ allentato, ma esiste tuttora uno scambio reciproco di classe dirigente, sicuramente di finanziamenti e un preoccupante intreccio tra cooperative e municipalità rosse, in termini di servizi, di appalti, di copertura di tutti gli spazi.

Le cooperative sono nate nell’800 come strumenti di protezione sociale degli strati popolari più poveri ed hanno sempre goduto di agevolazioni fiscali non indifferenti per poter rispettare i criteri di socialità e solidarietà.

Sulla base di queste agevolazioni fiscali e di altri benefici e con il supporto politico specie dei partiti di sinistra, il sistema delle cooperative è cresciuto  e si è sviluppato ed oggi le cooperative italiane rappresentano dei veri conglomerati industriali e finanziari (nel campo delle costruzioni, delle assicurazioni, della grande distribuzione, dei servizi, ecc.). Sono diventate un fattore preoccupante di concorrenza rispetto alle altre imprese che devono rispettare altre regole e non hanno le agevolazioni fiscali.

In diverse zone del paese la libertà di mercato non è più salvaguardata; possibilità di altre iniziative sono soffocate per la diversità dei regimi fiscali. 

Non dimentichiamo infatti che una cooperativa rispetto ad una società privata di capitali, delle stesse dimensioni,  può avere un risparmio fiscale che può aggirarsi da un quinto ad un quarto dell’utile.

Ad esempio, solo il 30% degli utili della cooperativa entra nell’imponibile  Ires (ex-Irpeg) e quindi viene tassato.

Le cooperative di produzione e lavoro possono dedurre anche l’Irap dall’imponibile.

Per le banche di credito cooperativo  la quota imponibile si riduce al 27%, per le cooperative agricole al 20%.

In sostanza, in base a leggi abbastanza datate, gli utili delle cooperative, di fatto, non sono tassabili a condizione che non vengano distribuiti ai soci, ma  restino all’interno dell’azienda per essere reinvestiti.

Per tutti questi motivi, io credo che sia arrivato il momento di una seria riflessione per una revisione di questi privilegi.

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