Egidio Sterpa. Qualcosa di liberale

Egidio Sterpa, si sa, è uno dei pochi veri liberali che Diogene scoprirebbe senza aver bisogno della lanterna. Perché, innanzitutto, Sterpa parla da liberale, scrive da liberale e fa politica, da quando lo conosco, cioè da (quasi) sempre, da liberale. Non a caso, e raccogliendo le sue più belle pagine scritte in questi anni nel libro “Qualcosa di liberale” Milano, Greco e Greco editori, che consigliamo vivamente soprattutto ai sedicenti liberali di sinistra ma anche di destra, Sterpa vorrebbe una sorta di moratoria sullo stesso termine “liberale”, il cui abuso sembra quasi averne svuotato il senso vero. Il fatto è che essere liberali oggi è facile, molto di più di quanto lo fosse ai tempi di Einaudi e di Malagodi i due pilastri di un movimento ideale e politico che non ha mai avuto molta audience in Italia.

Inutile soffermarci sulle cause di questa assenza, benché proprio lo Sterpa di questa raccolta sia lì a dimostrare che l’Italia, come aveva bisogno allora di liberalismo, a maggior ragione necessiti ancora di iniezioni di Croce, Einaudi, Von Hayek, Popper, Von Mises. È infatti, il nostro, tempo di relativismo senza confini e senza certezze. Non a caso Sterpa spiega subito di voler marcare il distacco dal relativismo di questi anni inquieti e difficili, che ha reso confuso il panorama politico italiano dove le stesse “parole sinistra e destra sono ormai senza senso, caratteri di destra e di sinistra si riscontrano nell’uno e nell’altro polo politico”. Parole sante, anzi, parole liberali, se è vero come è vero che molti a sinistra proclamano addirittura il non essere mai stati comunisti (Veltroni) mentre il “centro destra, nato per affermare valori liberali, ha finito per scadere nell’essere e nel non essere”.

Questo libro mette dunque in mostra quel “qualcosa di liberale” che ha contraddistinto una lunga galleria di protagonisti e di storie della nostra politica di cui Egidio è stato, spesso, testimone, prima come giornalista attento e acuto – ricordo che Bettino Craxi ne aveva grande stima fin dai tempi, appunto, della professione, prima ancora di diventare parlamentare e ministro della Repubblica – e poi come politico tout court, sempre nel Pli e ora in Forza Italia, di cui è deputato. Mi hanno soprattutto colpito, in questa rassegna di ricordi, i tratti biografici che Sterpa dedica ad alcune figure “chiave” della lotta liberale in Italia come, ad esempio, quella di Edgardo Sogno, il leggendario Franchi della Guerra di Liberazione, “uomo di impetuosa azione, idealista e guerriero come ce n’erano nel Settecento e Ottocento, come ce ne sono stati nel nostro Risorgimento”. Anche il ricordo di Salvatore Valitutti, ministro liberale doc all’Istruzione è affettuoso e preciso: “L’uomo aveva dentro di sé forza e temperamento che ne facevano un piccolo samurai”.

Ed è all’amato, non dimenticato leader Giovanni Malagodi che Sterpa sa dedicare parole, ricordi e pagine assai penetranti, ché fu proprio Malagodi l’incarnazione di quel pensiero politico liberale minoritario nel paese ma ricco di fervore, di richiami e di rimandi internazionali. Malagodi il combattente, come lo definisce Egidio Sterpa, venne giustamente “premiato” dal Comune di Milano nel corso di una seduta ad hoc. Allora, anche Egidio era in Consiglio Comunale, come validissimo consigliere liberale. Dopo la cerimonia, e parlando con Malagodi, mi colpì il suo riferimento alla mia carica di Presidente della SugarCo, perché avevamo pubblicato anni prima una monografia politica, una delle primissime, dedicata a Karl Popper. “Bravissimi: meglio tardi che mai – mi diceva Malagodi – questa scoperta del sommo Popper. Ma anche il genio liberale di Von Mises è poco conosciuto da noi, e pensare che dovrebbe affascinare molti, come ha affascinato me, la sua memorabile parabola del Faraone”. “E qual è questa parabola?” chiesi a Malagodi. “Un lavoratore europeo dei nostri giorni – ricordava il grande Von Mises – vive in condizioni materiali più favorevoli e più confortevoli di quelle di un Faraone dell’antico Egitto”. Un genio.

Paolo Pillitteri

2 comments for “Egidio Sterpa. Qualcosa di liberale

  1. 21 luglio 2014 at 19:35

    MORE MORE then the only logical coinulscon a rational intelligent person can draw is that the intention is to spread AIDS. Its really not a complex problemProbabity of cathing AIDS = n x pwhere n = the number of times you have sex and p is the probabilty of infection. Let’s GENEROUSLY assume condoms reduce p by 70%. Now add to that mix the false claim that condom use means safe sex, what do you think will happen to n. Yes, people will be prepared to risk having more sex because they think they are protected. Not only that, they would also risk increasing p by not being more vigilent with partner selection.Bilbannon, you cannot put the person you are supposed to love in mortal danger surely. I never found that argument regarding “what about people who are married” particularly convincing. If you love your spouse you would rather cut of your gibblets than expose them to a killer disease. Frankly, I think the argument is based upon iresponsible lust parading as care and love of ones spouse. Given the pathetic performance of condoms, it is beyond contempt to see them as somehow okay for married people where one partner has a killer disease. In fact, it is less okay than using condoms fornicating with a stranger. Why?, because your supposed to love your spouse and take care of him/her. Where is love of neighbour when you can’t even love your husband or wife enough to keep them safe.

  2. 6 luglio 2014 at 21:48

    I Cor. 7:27 “Are you free of a wife? Then do not look for a wife…If you marry, however, you do not sin”…but to the more canral Paul had said:I Corinthians 7:9″…but if they cannot exercise self-control they should marry, for it is better to marry than to be on fire”. That is the dilemna the Vatican must solve with actual thinking rather than answers that are appropo to one group for sure but not so readily to the other group. Mary e.g. according to Aquinas had no concupiscence once she was bearing Christ so she did not have a Josephite marriage… only Joseph did and he is like the more spiritual Christians of the epistles and was older likely and he was not like the more canral who were told that to marry was better than to burn with desire and that they should do it to avoid fornication. Oddly enough, Augustine had he not turned to celibacy within Orders would have been in this area of life, one of the more canral. And Monica had know that and had found him a woman to marry after he dismissed his mistress of many years but the woman Monica found was too young and Augustine too canral and he states that he could not wait and so took still another mistress. It is the Vatican’s job to ruminate about this more canral group within marriage and not pretend without thinking that the more canral are capable of what the more spiritual are capable of…and the Vatican must think of their situation with HIV which some studies show is blocked but only by very precise scrupulous use of condoms or two of them and with obsessive caution and the question is whether the Vatican will see this as feasible during the infertile times when it would not be separating the procreative from the unitive. All this is still going on in Rome in some form of thinking or the other.

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