L’anno (di Borsa) che verrà

Come sempre accade, nel periodo che va da inizio dicembre a fine anno tutti gli addetti ai lavori si affannano nel fare previsioni su quello che accadrà sui mercati finanziari nell’anno nuovo.

Giornali e televisioni – tanto quelli specializzati che quelli “generalisti” – non si sottraggono al gioco e fanno a gara nel confezionare dossier da proporre ai lettori come strenne natalizie.

Raramente, però, viene fatta una seria retrospettiva per verificare quanta parte, delle previsioni fatte l’anno prima, ha poi trovato effettiva realizzazione e quanta no.

Vogliamo dunque, prima di sottoporci alle forche caudine delle previsioni di rito, effettuare insieme ai lettori di Cartalibera una verifica di quanto avevamo previsto esattamente 365 giorni fa, proprio da queste colonne.

Si invitavano i risparmiatori a guardare con fiducia ai mercati azionari dei paesi sviluppati, per i quali si prevedeva un apprezzamento tra il 5 ed il 10% nel corso del 2005.

Sul fronte valutario si prevedeva un rafforzamento del dollaro e l’inizio della rivalutazione della moneta cinese, il reminbi.

Per il resto si prefigurava un persistente rialzo dei prezzi delle commodities ed una crescita economica sostenuta per gli USA (attorno al 3,5%  di PIL) ed un più modesto 1,5- 2% per Eurolandia.

Che cosa è effettivamente accaduto in questo 2005 che si va a chiudere?

La prima considerazione è che la fiducia riposta sui mercati azionari è stata ben ripagata: con un rialzo addirittura superiore alle stime per i mercati europei ( tra il 10 ed il 20%) ed in linea con le aspettative per Wall Street (+ 5%).

Molto fortunate sono risultate le previsioni fatte su valute e commodities. Il forte rafforzamento del $ (+15% vs euro) ed i primi segnali di rivalutazione del reminbi sono stati due fenomeni che sono risultati sicuramente graditi a tutti gli imprenditori export-oriented.

Quanto alle commodities abbiamo visto l’oro apprezzarsi di oltre 100 $ l’oncia ed il petrolio raggiungere –ahinoi- i livelli record da tutti facilmente verificabili ad ogni sosta dal benzinaio.

E veniamo alla crescita economica.

Ebbene, se una previsione è stata sbagliata ciò è purtroppo accaduto proprio alle stime di crescita di casa nostra!

Mentre infatti gli USA hanno effettivamente visto il PIL crescere proprio nell’ordine del 3,5-4%, viceversa quell’1,5-2% previsto per la vecchia Europa – che già ci sembrava una stima piuttosto modesta- è rimasto ben lontana dal verificarsi, con una crescita complessiva di poco superiore allo zero.

Ma basta con la retrospettiva e guardiamo al futuro: la scorsa settimana si è tenuta la sesta edizione de “L’Anno che verrà”, il convegno di fine anno dell’Associazione Italiana Analisti Finanziari. Quali sono dunque le previsioni emerse?

C’è un consenso abbastanza diffuso nell’attendersi  rendimenti superiori dai mercati azionari rispetto ai mercati obbligazionari; e soprattutto nella prima parte dell’anno, che dovrebbe vedere una prosecuzione del rallye verificatosi negli ultimi due mesi.

Va peraltro messo in conto un probabile aumento della volatilità (e quindi della rischiosità). L’aumento dei tassi deciso dalla BCE, le elezioni in Italia, i punti di domanda sulla tanto attesa ripresa economica costituiscono, infatti, dei possibili ostacoli sul cammino dei mercati.

Per quanto riguarda le valute, crediamo che la Cina, soggetta a pressioni politiche in tal senso, procederà sulla strada di una rivalutazione del reminbi, sia pure con molta gradualità e lentezza. E’ pleonastico sottolineare quanto sarebbe gradita, dai paesi soggetti alla concorrenza cinese come l’Italia, una forte rivalutazione del reminbi.

Quanto al biglietto verde, occorre ricordare che se il dollaro nell’ultimo anno si è apprezzato del 15% sull’euro, nei tre anni precedenti aveva visto le quotazioni crollare di circa il 60%, passando da 0.82 a 1,35!

Ebbene, difficilmente nel corso del 2006 assisteremo al “bis” di quanto accaduto negli ultimi dodici mesi: se infatti, un anno fa, a spingere il dollaro a rafforzarsi sull’euro contribuì il forte differenziale di rendimento  atteso tra le due monete, quest’anno l’attenzione degli operatori potrebbe tornare a focalizzarsi sulle valutazioni fondamentali, con il persistente fardello del “doppio deficit” a fare da driver per le quotazioni.

 

Il petrolio viene visto oscillare, come valore medio annuo, attorno ai 55 $ per barile. Peraltro un ripiegamento dei prezzi dell’oro nero sarà possibile solo quando si spazzerà via il “collo di bottiglia” costituito dalla scarsa capacità di raffinazione, soprattutto stante la non elevata qualità di molte partite di greggio che richiedono, appunto, un grosso lavorio di raffinazione.

Concludiamo dunque con lo stesso suggerimento dello scorso anno.

I mercati finanziari sono diventati sempre più difficili e complessi; ad aggiungere incertezza allo scenario provvedono le recenti vicende giudiziarie che, dopo Parmalat e Cirio, stanno coinvolgendo, sia pure con diversa gravità, i vertici di una banca e di un’assicurazione quotate in Borsa.

Dunque non fidatevi troppo del “fai-da-te” e non esitate a chiedere consulenze serie ai professionisti che hanno dimostrato di essere meritevoli della vostra fiducia.

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