Ma quale influenza aviaria?

Ricordate quella storiella in voga qualche anno fa che raccontava di un gruppo di bambini nati e vissuti in città i quali, portati in campagna da una maestra, trasecolavano nello scoprire che i polli da vivi sono ‘vestiti’ considerato che fino a quel momento era loro capitato esclusivamente di vederli già belli spennati sugli scaffali del supermercato? Beh, sono convinto che, approfittando del fatto che oramai da decenni i contadini e i piccoli allevatori sono praticamente scomparsi e che per conseguenza la vita all’aria aperta è ignota pressochè a tutti, qualcuno abbia orchestrato per puro interesse economico quel bailamme e quell’allarmismo che sempre più va montando nei media riguardo alla cosiddetta ‘influenza aviaria’!

Bambino, mi è occorso in numerose occasioni, a Barasso (nei dintorni di Varese), a Genazzano (vicino a Roma, laddove mia nonna aveva qualche pezzo di terra), a Casbeno (negli anni Quaranta e Cinquanta, il quartiere agricolo della mia città), di assistere alla eliminazione radicale di intere generazioni di tacchini, galli e galline che, in quanto malati, venivano buttati su cataste di legna ardenti o, qualche volta, seppelliti

E’ quanto si dovrebbe fare adesso!

E, d’altra parte, come non pensare che così effettivamente sia, che dietro agli allarmi covi l’interesse di diversi gruppi ben determinabili, vedendo che altrettanto accade per esempio in tema di clima, di surriscaldamento del pianeta, di fenomeni atmosferici cosiddetti ‘estremi’, eccetera?

Quando, confidando nella ignoranza dei più che niente sanno dell’effettivo andamento climatico sulla Terra nel corso di secoli e secoli, si afferma tranquillamente che lo tsunami del trascorso 26 dicembre è stato di portata mai vista prima nel mentre consimili e peggiori distruzioni conseguenti a terremoti marini si sono avute infinite volte nei millenni trascorsi?

Allorchè si dice che cicloni come Katrina nei Caraibi non si erano mai veduti e ci si dimentica che nel 1927 New Orleans era già finita sott’acqua a causa di un fenomeno di uguale portata? Mentre si paventano danni spaventosi per Galveston e si cerca di nascondere il fatto che già nell’anno 1900 quel porto texano fu distrutto da una tempesta che causò oltre ottomila morti?

Quando, andando un po’ indietro nel tempo, si preoccupano gravemente ascoltatori e lettori affermando che la mucillaggine in Adriatico era accadimento assolutamente nuovo e si tace del fatto che invece se ne avevano notizie nelle antiche cronache?

Allorchè si afferma che “è tutta colpa del Nino” (oggi dimenticatissimo) come se tale fenomeno non esistesse da sempre?

Quando si dice che sulle Alpi stanno scomparendo i ghiacciai che nel periodo culminante del cosiddetto ‘optimum climatico medievale’ neppure esistevano?

Quando, in conclusione, si ripete ossessivamente che il riscaldamento della Terra è conseguenza dell’inquinamento antropico e non si ricorda che appunto nel citato ‘optimum climatico’, a cavallo dell’anno mille, faceva tanto caldo che in Groenlandia (non per nulla, chiamata così: ‘Terra Verde’) si coltivavano la vite e l’ulivo piante comunque presenti allora in tutta Europa fino ad almeno cinquecento chilometri più a Nord di oggi?

L’ho detto e lo ripeto: mi auguro non debba mai riproporsi quanto capitato in Cina nell’agosto del 1931, quando il Fiume Giallo uscì dagli argini. L’inondazione conseguente provocò infiniti allagamenti, distruzioni terribili e la morte di oltre tre milioni e ottocentomila persone.

Accadesse oggi, la televisione farebbe vedere per settimane tutto in diretta, i cronisti direbbero che una cosa così “non si è mai vista”, la gente penserebbe che la fine del mondo è vicina e che tutto stia avvenendo ‘per colpa dell’uomo’!

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