La sinistra italiana in piazza contro Prodi

Il 13 gennaio 2004  la Commissione europea presieduta da Prodi aveva approvato all’unanimità la proposta di direttiva sulla liberalizzazione dei servizi, la cosiddetta direttiva Bolkestein,  direttiva predisposta dall’ex-Commissario Europeo per la concorrenza e il mercato interno.

Questa direttiva, elaborata dopo una consultazione di 10.000 aziende europee, si prefigge di ridurre la burocrazia e  tende ad “eliminare gli ostacoli che si frappongono alla libertà dei prestatori di servizi e alla loro libera circolazione all’interno degli stati membri dell’Unione Europea”, sia pure attenuata da alcune deroghe e salvaguardie.  La direttiva definisce (art. 4) i servizi come segue: “Ogni attività economica che, secondo l’art. 50 del Trattato istitutivo, si occupa della fornitura di una prestazione oggetto di contropartita economica”. Chiaramente sono presi in considerazione tutti i servizi eccetto quelli erogati direttamente e gratuitamente dalle autorità pubbliche: l’istruzione e la cultura, la sanità e le cure sanitarie.

Si adotta il “principio del Paese d’origine” secondo cui un fornitore di servizi è sottoposto alla legge del Paese in cui ha sede l’impresa, e non a quella del Paese dove fornisce il servizio.

In sostanza la norma prevede che i lavoratori europei  (nei vari settori, dalla distribuzione commerciale  alle consulenze professionali) possano spostarsi in qualunque Paese dell’UE alle condizioni degli Stati d’origine.

Uno degli obiettivi è anche quello della creazione di un grande mercato unico dei servizi, da cui dipende circa il 70% del PIL europeo.  Tale norma avrebbe sicuramente effetti positivi sulla crescita economica ed occupazionale.

Le legislazioni e regolamenti nazionali erano stati considerati dalla Commissione europea , “arcaici, obsoleti e in contraddizione con la legislazione europea”; da qui la necessità di “riformare” per “modernizzare”.

A novembre la direttiva dovrebbe essere sottoposta al vaglio dell’Europarlamento per la votazione finale..

Sabato scorso (15 ottobre) invece, a Roma,  c’è stata una grande manifestazione di forte contestazione  contro la direttiva Bolkestein, organizzata dai no-global, cobas, antagonisti, Verdi, Rifondazione comunista, Comunisti italiani e da una delegazione dei DS. 

Lo striscione posto alla testa del corteo, in mezzo ad un campionario di slogan ed insulti antigovernativi,  aveva una scritta: “Stop Bolkestein! Un’altra Europa è necessaria”.

In sostanza la sinistra è scesa in piazza contro una legge varata dall’esecutivo di Prodi.

Hanno contestato Prodi come Presidente della Commissione Europea e nello stesso tempo lo indicano come capo del futuro governo.

Questa sconcertante manifestazione ha senza alcun dubbio creato divisioni e notevoli perplessità all’interno della Margherita e dei DS.

Ufficialmente la Margherita si è dichiarata contraria alla manifestazione, anche perché, nell’Europarlamento, è iscritta al gruppo liberal-democratico al quale appartiene lo stesso Frits Bolkestein. Però alcuni esponenti della Margherita hanno comunque aderito (vedi Nando Dalla Chiesa).

Nei DS  c’è stata una vera spaccatura. Da una parte, le adesioni della delegazione diessina al Parlamento europeo, dei DS di Roma, accompagnate anche da una nota diffusa della Direzione nazionale del partito.

Dall’altra invece, dichiarazioni pienamente condivisibili come quella dell’economista DS Nicola Rossi: “La liberalizzazione dei servizi è un passaggio cruciale per l’Europa che su questo è indietro. So bene che da un punto di vista sindacale la regola del Paese d’origine contenuta nella Bolkestein pone dei problemi. Se si vuole cercare di attenuarla, bene. Ma non mi sembrerebbe opportuno su questo fermare il processo di liberalizzazione”.

Nel contempo Bertinotti dichiara: “ L’assenza (dalla manifestazione ndr) di parte dell’Unione è un male. …… Sarebbe bene che Romano  e con lui i DS e la Margherita, cominciassero a considerare l’autonomia dei movimenti (no-global  ndr) uno dei motori della coalizione…”.

Una bella confusione e contraddizione. Cosa propone la sinistra scendendo in piazza contro questa Europa “cattiva”?  contro una legge firmata da Prodi? contro la logica dell’integrazione economica?

Concordiamo quindi con Antonio Tajani, presidente dei deputati europei di Forza Italia, quando dichiara: “ Questa contraddizione è esplosa in maniera clamorosa, dimostrando le contraddizioni di una sinistra incapace di darsi un programma unitario e di riconoscersi attorno alla leadership di Romano Prodi. L’aspirante candidato premier abbia il coraggio di battere un colpo e di far sapere se condivide ancora la decisione di Prodi presidente della Commissione  europea.”

 

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