Le elezioni in Europa: “governo uscente sempre perdente”

Il Polo può vincere le elezioni del 2006? Se ci riesce, è un miracolo: lo dice la statistica.

In Europa negli ultimi due anni, si è votato in Spagna, Germania, Bulgaria, Norvegia, Albania, Grecia, Polonia, Portogallo e Gran Bretagna. Tranne in quest’ultimo paese, il governo uscente è sempre stato sconfitto: otto a uno per gli sfidanti. Perdono governi di destra, come in Spagna, Portogallo, Norvegia, Bulgaria, o governi di sinistra come in Grecia, Polonia, Albania e Germania. Tra i perdenti, non tutti avevano governato male: a parte la peculiarità del caso-Aznar, la Norvegia negli ultimi due anni aveva avuto dall’ ONU la patente di paese al mondo con la miglior qualità della vita, ed Albania e Bulgaria erano cresciute nell’ultima legislatura di più e meglio di quasi tutti i paesi ex-socialisti. Anche il caso Blair fa riflettere: nonostante una economia sana, una leadership autorevole ed una opposizione evanescente, il governo britannico ha rimediato un risultato elettorale misero, uno dei peggiori della storia del Partito Laburista, tanto che con qualsiasi altro sistema elettorale sarebbe stato espulso dal potere.

La morale è semplice e drammatica: in Europa la gente è frustrata e scontenta, vede la realtà peggio di quanto essa sia nei fatti, e al momento di votare non sceglie tra alternative razionali ma sfoga le proprie paure. Chi punta a vincere basandosi su risultati concreti viene punito, mentre viene premiato chi aizza i timori e suscita fantasmi, come ben dimostrano i referendum sulla UE in Francia e Olanda ed anche la spettacolare rimonta del Cancelliere Schroeder quando, invece di difendere il suo operato, ha iniziato a impostare la campagna elettorale sulla paura delle riforme che Angela Merkel avrebbe introdotto.

Molto ci sarebbe dire sulle cause di questa frustrazione, che nasce nel disastro culturale e sociale portato da decenni di assistenzialismo. Ci si aspetta tutto dallo Stato, si scambiano pretese con diritti, per vincere le elezioni si deve promettere tutto a tutti: come evitare, dopo, la frustrazione? Anche la mitizzazione degli effetti della integrazione europea ha giocato un ruolo importante, così come un gusto sempre crescente dei “media” a occuparsi di “denuncia sociale”, enfatizzando tutti gli aspetti di insoddisfazione e degrado, inevitabili in ogni realtà, attribuendo la “colpa” degli stessi (che quasi sempre hanno origini complesse e lontane) a qualche “cattivo” o, in generale, al mancato intervento dello Stato, e tralasciando inevitabilmente di mostrare i progressi che pure anche negli ultimi anni in Europa si sono realizzati. Ma il discorso ci porterebbe lontano.

La morale è che le difficoltà elettorali di Berlusconi dipendono più dalla evoluzione del clima sociale e culturale europeo che dai risultati del suo governo, pure certo non clamorosi, ed il fatto che possa ancora sperare di vincere la dice lunga sulla pochezza dei sui antagonisti. Ciò che questo scenario ci raccomanda per la campagna elettorale non è bello ma è chiaro: non puntare sulla ragione, ma sugli istinti; identificare il “potere”, i privilegiati, i responsabili della situazione attuale con gli avversari, e vista la collocazione dei “poteri forti” le opportunità non mancano. L’unico modo per vincere, per quanto sgradevole, sembra essere quello di soffiare sul fuoco della paura: viste le facce di Prodi e Fassino, non dovrebbe essere una scommessa impossibile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *