Votate Bertinotti!

Stati Uniti d’America, 1912: in vista della Convenzione nazionale estiva che deciderà in merito al candidato del partito alla Casa Bianca, i repubblicani, incerti tra il presidente uscente William Taft, l’ex autorevolissimo ed amatissimo Capo dello Stato Theodore Roosevelt che, dopo quattro anni, vorrebbe un nuovo mandato, e il riformatore radicale Robert M.La Follette, già governatore illuminato del Wisconsin, per la prima volta a livello nazionale adottano il meccanismo delle ‘primarie’ già in uso a livello locale a partire dal 1903.

Si trattava (e si tratta) di un particolare istituto messo in atto per evitare che, come era antica e bruttissima consuetudine, la scelta dei candidati alle cariche pubbliche sia riservata alle segreterie politiche. L’intenzione è, di contro, quella di permettere che la decisione in merito sia presa dagli elettori stessi nel segreto dell’urna scegliendo tra i diversi pretendenti spontaneamente propostisi.

Per la storia (e neppure un fiero avversario del centro sinistra italico si augurerebbe che altrettanto abbia ad accadere da noi dopo il 16 ottobre), nella citata occasione, l’esito del voto popolare, nettamente favorevole al primo Roosevelt, fu disatteso in sede di Convention con trucchetti vari e il partito repubblicano si affidò nuovamente a Taft. Conseguenze: una lacerante scissione, la candidatura come ‘terzo uomo’ di Teddy Roosevelt, la vittoria – impensabile se i repubblicani fossero rimasti uniti – del democratico Woodrow Wilson!

Considerato che è proprio all’istituto di cui si parla che da noi i partiti dell’Unione si sono richiamati sarà opportuno verificare come e in qual modo la consultazione, fissata al prossimo 16 ottobre, alla primaria ‘originale’ effettivamente si rifaccia.

Al riguardo, alcune osservazioni:

1)      Negli USA le votazioni in oggetto si svolgono nell’ambito di un partito e non in quello di una coalizione.

2)      Nel caso in cui il candidato sia uno solo (si veda, tra i repubblicani, George Walker Bush in vista delle presidenziali del 2004) le primarie non hanno luogo o si svolgono in modo del tutto formale. Non si comprende bene, quindi, perchè nell’Unione se davvero il candidato di tutti è Romano Prodi si debba ugualmente votare.

3)      Le primarie USA possono essere considerate una ‘vetrina’ ed è concepibile che qualche politico, magari limitatamente al proprio Stato di appartenenza, partecipi per mettersi in mostra, ma, certamente, una eventuale disastrosa sconfitta può distruggere una carriera. Così non è possibile capiti da noi: i vari candidati ‘minori’ non rischiano nulla ed è in ragione di questo che non temono di prendere pochi o pochissimi voti.

4)      Negli USA alle ‘primarie ‘aperte’ (e quelle indette dal centro sinistra in tal modo sono state definite) possono votare tutti gli iscritti alle liste elettorali, indipendenti e aderenti ad altri partiti compresi. Qui, per poter esprimere la propria preferenza per l’uno o l’altro candidato si chiede di accettare formalmente le (perlatro imprecisate e probabilmente imprecisabili) idee della coalizione.

Tenuto conto di ciò e considerato inoltre il fatto, incredibile, che il partito di maggioranza relativa dell’Unione – i DS, ovviamente – non ha il coraggio di proporre un suo candidato, ritengo sia non solo opportuno ma quasi obbligatorio per gli elettori di centro destra partecipare alle primarie del 16 ottobre e votare per Fausto Bertinotti anche a costo di sottoscrivere un guazzabuglio quale non potrà che essere il programma proposto.

Quelle in preparazione, infatti, non sono vere primarie. Si risolvono in un pateracchio senza senso e, alla fin fine, in una presa in giro.

Facciamole diventare una cosa molto, molto seria facendo sì che vinca l’unico tra i candidati di ‘peso’ che abbia il coraggio di definirsi ‘comunista’!!!

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