Viacard 3

Visto che lo ‘scandalo dei caselli Viacard’ è venuto finalmente alla luce (fino ad ora era rigorosamente protetto da una convenzione ‘politically correct’ costituitasi tra gestori, sindacati e molte delle stesse vittime in qualche modo succubi), tanto vale oggi dirla tutta ed esporre alla giusta condanna della pubblica opinione almeno un altro doloroso particolare rivelatore di un progetto volto a sostituire le nostre ‘lillipuziane’.

In Liguria – sotto traccia tanto che nessuno ne parlava – era in atto fino a poco tempo fa un’agitazione delle tuttora occulte minilavoratrici delle quali ho parlato che rivendicavano, oltre al riconoscimento ufficiale del ruolo professionale, migliori condizioni di lavoro (soprattutto in merito agli spazi fisicamente necessari all’espletamento delle proprie incombenze) e un trattamento economico salariale adeguato all’importanza e alla delicatezza del compito da svolgere.

A fronte di tale comprensibilissima richiesta, i vari responsabili e, spiace dirlo, i sindacati, anziché “dar vita ad un dialogo democratico, aprire un tavolo di confronto, promuovere la concertazione, portare avanti una trattativa, indire una mobilitazione permanente, sollecitare la solidarietà di tutte le parti sociali e progressiste, minacciare lo sciopero generale” (insomma, fare le solite cose), si sono subito accordati per sostituire le reprobe attingendo ai mercati asiatici (soprattutto Laos, Cambogia, Nord Vietnam), dove, com’è universalmente noto, c’è abbondanza di donne di ridottissime dimensioni facilmente reclutabili ed utilizzabili a bassissimo costo.

Detto fatto, i primi gruppi di questa nuova manovalanza, sono stati fatti arrivare in zona (clandestinamente ed in attesa della prossima sanatoria), ma ci si è ben presto scontrati con una difficoltà imprevista e di non facile né rapida soluzione: dalle colonnine dei caselli uscivano infatti solo degli squillanti “Allivedelci”, piuttosto sconcertanti e terribilmente rivelatori.

Sembrerebbe che adesso i vertici aziendali – in attesa di sostituire in tutta Italia le ‘nostre’ donnine Viacard – abbiano allo studio due diversi ipotesi: o affidarsi a un team di esperti di comunicazione globale e promuovere per le candidate esattrici asiatiche corsi accelerati di fonetica oltre che di public speaking, oppure bandire un pubblico concorso, riservato però ad un’élite cultural-progressista, per trovare un’espressione sostitutiva dell’arrivederci senza la ‘R’.

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