Abbiamo bisogno di una rivoluzione liberale

Cari Amici,

         Vi ringrazio innanzitutto per la cortesia di voler accogliere il mio contributo alla importante riunione del vostro Consiglio nazionale.

         Non da oggi, come sapete, la mia visione dello Stato si ispira a principi liberali, quei principi che nella storia – nella lunga contrapposizione tra la libertà e i suoi nemici – si sono rivelati gli unici in grado di assicurare la libertà e il progresso degli individui, dei popoli e delle nazioni.

         Le vostre idee guida, così come sono state esposte al Vostro ultimo congresso, sono quelle che hanno guidato la mia azione politica sin dalla mia discesa in campo dieci anni fa. Idee che abbiamo cercato di tradurre, credo con qualche successo, nello svolgimento dell’azione di governo.

In questi anni non è mai mancata in noi ciò che Voi avete definito la ferma determinazione nel perseguimento dell’obiettivo dell’integrazione europea e la volontà di lavorare per un’Europa sempre più forte, alleata con gli Stati Uniti d’America per affrontare insieme le sfide del  terzo millennio.

         Il nuovo ruolo internazionale dell’Italia, la nostra iniziativa per porre su nuove basi il processo di integrazione europea, l’azione di difesa della libertà e di costruzione della pace nella sicurezza in tutte le aree di crisi del pianeta,il rapporto di alleanza con gli Stati Uniti mai fino ad ora così stretto, sono il concreto risultato di una politica internazionale limpida, sgombra dalle ambiguità del passato e nel segno dell’affermazione della libertà e della democrazia.

         Anch’io come Voi, sono profondamente convinto che ogni cittadino sappia impiegare meglio del Governo i suoi soldi e che il prelievo pubblico non debba superare quella soglia che incentiva l’evasione e scoraggia le attività dei cittadini.

         Il governo si è mosso lungo questa linea, invertendo per la prima volta dopo decenni una tendenza alla crescita senza limiti della pressione fiscale. I due moduli di riduzione delle imposte personali, l’abolizione delle tasse sulle imprese sono tra i provvedimenti che il nostro governo rivendica con orgoglio.

         Certo, avremmo voluto fare di più, ma le difficoltà dell’economia europea, frutto di scelte che non dipendono ormai dall’azione dei governi nazionali, e quelle derivanti dai veti di alcuni partiti della coalizione, hanno posto limiti invalicabili alla nostra azione.

         In tutti i suoi atti il governo ha tenuto come faro il principio a voi caro che ai cittadini debba essere permesso tutto ciò che non è espressamente vietato, ha agito per la difesa di tutte le libertà. Il governo ha così posto riforme di stampo liberale come quella della scuola, del sistema delle pensioni, del mercato del lavoro. Riforme che, al di là dei singoli aspetti pur importanti, hanno come fondamento l’affermazione della libertà responsabile delle persone.

         Condividiamo dunque le stesse convinzioni. L’Italia che vogliamo realizzare è la stessa, quella immaginata all’alba della Repubblica da un grande liberale come Luigi Einaudi.

         Per queste ragioni è naturale chiedere al Vostro partito di compiere, senza esitazioni sin da subito, la scelta di aderire alla Casa delle Libertà in vista delle prossime elezioni politiche.

         Il mio invito non si limita a questo. Il partito unitario che ho proposto di costituire ha nella cultura e nella politica liberali uno dei suoi pilastri. E mi apparirebbe inspiegabile anomalia se il Partito liberale italiano non prendesse parte da subito, con il suo contributo di idee e di uomini, al processo di creazione di questa nuova forza politica.

         Credo che questa sia l’occasione per ribadire con definitiva chiarezza che il patrimonio liberale sta da questa parte dello schieramento politico e che non può considerarsi liberale chi, pur avendo militato sotto quella bandiera, oggi si colloca nell’alleanza a prevalenza ex-post-neo comunista, quell’alleanza che, come voi avete giustamente osservato continua ad essere sostanzialmente dirigista e burocratica, fa fatica ad accettare gli equilibri spontanei che le società raggiungono e non rinuncia a perseguire l’egualitarismo attraverso lo stato.

         L’Italia ha bisogno della rivoluzione liberale, che deve riguardare l’assetto e il funzionamento delle istituzioni, dell’amministrazione e dell’economia, e di un progetto per la modernizzazione che recida i legami con la cultura egualitarista e con la struttura sociale ed economica di segno dirigista e corporativo per dare all’individuo-cittadino il ruolo di protagonista. Vorrei solo aggiungere che non c’è nulla in comune tra la visione dello Stato che noi condividiamo e quella degli eredi delle ideologie totalitarie. <per costoro lo stato viene prima dei cittadini. Tutti i loro diritti sono nulla di fronte al potere delle maggioranze politiche, che possono concederli o revocarli a seconda della propria convenienza. Noi invece siamo per la centralità dell’individuo e della persona, che è fonte dei valori e fine di ogni azione politica.

         Abbiamo bisogno di una rivoluzione liberale, una rivoluzione che in questi anni è iniziata ed ha dato buoni frutti, e che solo con la nostra vittoria nelle prossime elezioni potrà proseguire. Sono convinto che raggiungeremo questo traguardo insieme.

         Con i più cordiali auguri di buon lavoro,                           

                                                                    Silvio Berlusconi

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