Crescita economica e debito pubblico

E’ ormai da tutti riconosciuto e accettato che l’Europa non può essere rigidamente legata da un patto (Maastricht) che garantisce solo la stabilità e non la crescita; la sua economia infatti procede ad una velocità che è la metà o un terzo di quella americana e un ottavo di quella cinese e indiana.

Per questo i vincoli dei parametri di Maastricht (rapporto del deficit pubblico e il prodotto interno lordo) sono stati recentemente allentati e quindi la strategia economica del Governo italiano può oggi prendere un po’ di fiato.

Però, attenzione: in più occasioni (vedi articoli precedenti su Cartalibera del 1/07/04 e del 9/07/04)  abbiamo sostenuto che la situazione economica è preoccupante, che da quattro anni l’economia ha smesso di crescere e che la reale minaccia è ancora il nostro debito pubblico.

E’ vero che altri Paesi, anche importanti come la Francia e la Germania, hanno più volte superato la soglia del 3% del deficit, non dimentichiamo però che il nostro Paese, a differenza della Francia e Germania, parte da una situazione debitoria sul PIL del 106%, debito enorme, accumulato soprattutto negli anni ’80 e primi anni ’90.

L’obiettivo del Governo italiano del 1996 era di ridurre il debito al 60% entro il 2015, mediante un “avanzo primario” (attivo dei conti pubblici prima degli interessi passivi dello Stato) di circa 5-5,50% all’anno.

La spesa per interessi, oggi, si aggira sul 5% del reddito del Paese.

In realtà negli ultimi anni, invece, c’è stato un preoccupante peggioramento dei conti pubblici (sia con governi di centro-sinistra che con governi di centro-destra).

Abbiamo un debito che non diminuisce (anzi è leggermente aumentato), una spesa pubblica crescente, un preoccupante invecchiamento della popolazione, una crisi economica  pesante, specie nell’inverno 2004-05,  un avanzo primario al netto degli interessi sul debito dell’1,5-1,8%  del PIL rispetto al 5-5,50% a suo tempo programmato (questo avanzo primario, se calcolato al netto delle misure temporanee, in realtà risulta quasi nullo negli ultimi due anni).

Tutto ciò è dovuto ad un mancato contenimento e controllo della  spesa corrente: stipendi del pubblico impiego, per la scuola, la sanità, acquisti di beni e servizi della pubblica amministrazione, trasferimenti alle imprese, nonché sprechi.

Il DPEF 2006-2009 presentato in questi giorni e oggetto di dibattito con le parti politiche e sociali, prevede una crescita zero nel 2005, con reddito lordo (PIL) in ripresa all’1,5% nel 2006 e nel 2007, ma  un deficit del 4,3%  (notevolmente superiore alla vecchia soglia del 3%) e un debito che sale al 108,2% del PIL a fine 2005.

Con il debito attuale, a parità di tassi, gli interessi passivi saliranno a 75 miliardi di euro all’anno. E se i tassi salissero? Se gli interessi sul debito pubblico (Bot; Cct; Btp) aumentassero di un solo punto, il Tesoro dovrebbe pagare 14-15 miliardi di euro in più all’anno.

A questo punto cosa fare ?

Il Ministro Siniscalco ha dichiarato: “Credo che la fase di recessione, dopo due trimestri di crescita negativa, sia arrivata alla fine. Bisogna mettersi tutti al servizio della crescita”.

“Con un PIL che aumenta del 2,5% il risanamento sarebbe automatico”, mentre viaggiare sull’1,5% stimato per il 2006  e 2007(già ottimistico per alcuni analisti finanziari) espone, secondo noi,  a forti rischi  e a continui aggiustamenti.

Siamo d’accordo con il taglio delle spese correnti, con la riduzione del carico fiscale sulle imprese che agevoli anche la crescita dimensionale, l’innovazione, e gli investimenti, siamo d’accordo con le liberalizzazioni, il rafforzamento della concorrenza, con maggiori investimenti pubblici nelle infrastrutture.

A nostro avviso, è necessario anche  lanciare un forte programma di dismissioni (privatizzazioni) del nostro patrimonio.

L’ex-ministro Guarino ha proposto recentemente un taglio del patrimonio, addirittura, di 400 miliardi di euro. Giovanni Tamburi su “Affari Finanza-Repubblica” ha parlato della necessità di un taglio di 200 miliardi di euro.

Purtroppo invece la bozza del DPEF 2006-2009 prevede dismissioni per 45 miliardi di euro in tre anni, cioè solo 15 miliardi all’anno.

E’ evidente che con queste cifre è difficile puntare alla crescita.

Inoltre notiamo con preoccupazione una progressiva ri-pubblicizzazione di diversi settori aziendali , specie nelle aziende multi-utility locali (energia elettrica, gas, acqua, rifiuti solidi, telecomunicazioni, ecc.).

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2 comments for “Crescita economica e debito pubblico

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