Bestiario liberale

In estate, si sa, i giornali non sanno cosa scrivere, e ammazzano lo spazio partorendo classifiche inutili. Poteva “Cartalibera” essere da meno? No di certo, ed eccovi allora il campionato –affollatissimo – di chi spara le peggiori bestialità illiberali. Noti bene il nostro direttore responsabile: “bestia” non è un insulto, non rischia dunque la galera, giacchè si sa che nel dizionario “politically correct” le bestie sono sempre buone, essendo il cattivo impersonato dall’uomo civilizzato.

Partiamo dunque con la classifica delle bestie (il)liberali di giugno.

Primo premio, e bisogna dirgli bravo davvero, al procuratore di Bologna Di Nicola, che ha indicato in Berlusconi l’istigatore della violenza sulla povera quindicenne. La tesi dell’ottimo magistrato è nota. Il tentativo di modificare la costituzione italiana produce, negli immigrati marocchini (che seguono, lo si sa, con grande partecipazione emotiva e cori da stadio il dibattito sulla devolution), un arrapamento morboso, che diventa incontenibile, e come potrebbe essere altrimenti, quando li si stuzzica occhieggiando anche al “sommerso”. Il ragionamento è acuto, sottile, ed era sfuggito alle nostre menti grossolane, ma c’è un particolare che non quadra. Lo stesso magistrato (da magister, maestro, o forse dal lombardo “magiuster”, fragola, cui il nostro vagamente somiglia) è, con Cofferati, a Bologna proprio il teorico rappresentante di quella “cultura della legalità” la cui mancanza sarebbe all’origine dello stupro. Vuoi vedere che forse non era un’accusa, ma una confessione?

Medaglia d’argento, per spirito bipartisan, al Consiglio di zona 6 di Milano, polista, che ha speso diverse migliaia di (nostri) € per regalare a giovani della zona biglietti per il concerto degli U2. Pare, pure, che intendano replicare il nobile gesto. A noi, più che gli U2, piacerebbe vedere in azione una V2, sulla sede del Consiglio stesso, possibilmente al completo, o se un nuovo concerto ci deve essere, che sia di mazza e tamburo con i contribuenti alla mazza ed i consiglieri come tamburo. Abbiamo comunque due domande liberali: caro sindaco, è possibile detrarre dalla paganda ICI la quota parte dello speso per questa bella pensata? cara Corte dei Conti, che aspetti a far sputare ai consiglieri-pifferai dai loro medesimi portafogli il quondam così sagacemente investito?

Due medaglie di bronzo, infine, ex-aequo, come alle Olimpiadi del pugilato. La prima al Gruppo  parlamentare di AN, che da anni lotta per istituire, nonostante l’una volta tanto benemerita nonchè ricorrente pernacchia della UE, l’albo degli informatori medico-scientifici. Tutto il mondo civile si muove verso l’abolizione delle corporazioni inutili, ma questi banana-banana vanno allegramente  contromano, verso un modello-Tunisia, unico paese al mondo ad avere un albo di tal fatta. Consigliamo agli amici di dedicarsi piuttosto alla creazione dell’Albo degli Onorevoli, che escluda magari da questa antica e onorata professione chi intende istituire nuovi Albi.

Poteva mancare a questo proposito, sempre ex-aequo, un medagliato proveniente dal più ridicolo degli Albi, quello dei giornalisti ? E come potrebbe non provenire dal più “gauchiste” dei giornali italiani? Macchè “Liberazione”, parlo del “Sole 24 Ore”! Il giornalista (l’espressione è un po’ forte, ma ce la passerete) si chiama Vincenzo Rutigliano, ed ha commentato un intervento di Prodi dicendo che aveva espresso “un concetto nuovo nella politica italiana”. Bene, bene, ci siamo detti: un concetto nuovo è sempre gradito, e che poi venga da Prodi è una splendida sorpresa! Qual è? Qual è? Sentite un po’: è che “dobbiamo passare dal mercato-mercato al mercato con la testa e con il cuore”. Ah, bò! Proprio così! Che in Italia ci sia stata una fase “mercato-mercato”, in effetti è proprio un concetto nuovo: non se ne era accorto proprio nessuno. Che il mercato debba avere una testa ed un cuore, piuttosto che un ginocchio ed una narice, o una ascella e un pollice, in termini metaforici lo avevano già scoperto in tanti, in genere ad una età compresa tra i quattro ed i sei anni. Ma non possiamo rimproverare ad un politico di dire delle banali ovvietà: possiamo avere il cuore di dire ad un, perdonate ancora il termine, giornalista che è una testa di rapa?

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