Referendum da cambiare

Al di là dell’esito del recente appuntamento referendario sulla natalità assistita, risulta sempre più necessario modificare la legislazione sui referendum. Non è possibile infatti che una netta minoranza possa far prevalere il No al referendum abrogativo sfruttando il contributo involontario della fascia di nonvotanti, astenuti cronici. È necessario allora prevedere l’abrogazione del quorum, mantenendo ferma la necessità di raccogliere una quota minima di firme di adesione e lasciare a tutti coloro che si interessano di politica (come avviene alle elezioni politiche e amministrative) la scelta se confermare o abrogare le leggi in questione. La vicenda tormentata della costituzione europea e dell’euro induce a richiedere inoltre la modifica della norma costituzionale (art.75) che limita l’istituto del referendum alla sola funzione abrogativa, con l’esclusione di quella confirmativa e della riserva su accordi internazionali e fiscali. Il pericolo paventato dai padri costituzionali (l’uso del referendum a fini plebiscitari) non è più concepibile in una democrazia compiuta come quella italiana (dopo oltre 50 anni di vita repubblicana, l’innalzamento del tenore di vita e delle capacità culturali) e che continua a espropriare l’elettorato italiano della capacità di modificare direttamente le leggi votate dal parlamento, in tutto o in parte.

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