Quando avremo la legge di riforma del risparmio?

Il 15 giugno dell’anno scorso (quindi esattamente un anno fa) scrivevamo su Cartalibera della necessità urgente di una legge sul risparmio (si veda articolo: “Sindaci e revisori societari in conflitto d’interesse”. Questo avveniva alcuni mesi dopo lo scandalo Parmalat. In realtà questo scandalo non era l’unico.

Infatti negli ultimi anni i casi di crack o di malversazione finanziaria si erano fatti sempre più numerosi e con un crecendo preoccupante: si vedano i casi di BI-Pop-Carire, Bond argentini, Cirio, Giacomelli, Banca del Salento/Banca 121, i titoli MyWay e For You e da ultimo Parmalat.

Le principali responsabilità di questi fallimenti e, in alcuni casi, di vere e proprie truffe, nonché dei mancati controlli erano state, prima di tutto e senza alcun dubbio, degli amministratori, del management aziendale, dei sindaci e dei revisori dei conti.

Nel contempo non bisogna dimenticare e quindi sottolineare con forza anche una certa responsabilità di alcuni protagonisti e responsabili del mondo bancario e finanziario.

Non dimentichiamo che circa 835.000 risparmiatori, con i consigli spesso superficiali delle banche, hanno visto sfumare 37,5 miliardi di euro di risparmi.

Subito dopo il caso Parmalat, il governo di centro-destra, soprattutto per iniziativa dell’allora Ministro dell’Economia Tremonti, aveva predisposto un progetto di riforma delle autorità di vigilanza finanziaria, mediante una soluzione “bi-partisan”, cioè condivisa anche dall’opposizione; un progetto che doveva offrire maggiore tutela ai risparmiatori per riconquistare la fiducia tradita.

Il progetto di legge governativo era stato sicuramente “un buon punto di partenza”, come è stato detto da più parti, anche se aveva risentito di molte mediazioni trasversali effettuate con i partiti dell’opposizione, ma anche all’interno della stessa coalizione governativa.

Quello che mancava, secondo noi, inveceera qualsiasi riferimento a norme tese a regolamentare in modo preciso i numerosi conflitti di interesse dei consiglieri di amministrazione, dei sindaci, dei revisori dei conti, delle stesse banche che spesso erano e sono tuttora fornitrici di prestiti e allo stesso tempo consulenti finanziari.

Tutto era rinviato a successive deleghe.

Le due Commissioni Finanze e Attività produttive della Camera erano state incaricate di esaminare e discutere il progetto che solo nel marzo, dopo oltre un anno di ritardo, la Camera ha approvato; ora il progetto è passato al Senato. Già giacciono circa 300 emendamenti presentati dall’opposizione e dalla maggioranza.

Elezioni europee prima, elezioni suppletive e poi regionali, verifiche parlamentari di maggioranza, alla fine, hanno distolto l’attenzione al problema ed hanno rallentato notevolmente l’iter parlamentare. La strada è ancora lunga.

Il testo approvato dalla Camera presenta alcuni aspetti positivi, ma accantona o ignora alcuni problemi strutturali.

Tra le innovazioni positive segnaliamo: il funzionamento della “governance” societaria; il rafforzamento delle garanzie di indipendenza dei revisori dei conti, cioè di coloro che devono fornire informazioni ai mercati; la predisposizione di strumenti adeguati contro l’utilizzo di società collocate nei cosiddetti paradisi fiscali, specie per fini elusivi; l’estensione degli obblighi di trasparenza per la vendita e la circolazione di prodotti finanziari.

Purtroppo invece, molte idee innovative contenute nella prima stesura sono state notevolmente annacquate, non chiarite o addirittura accantonate: ad esempio, “governance” della Banca d’Italia; riorganizzazione delle competenze di vigilanza, cioè di Antitrust, Banca d’Italia e Consob; concorrenza bancaria; indeterminatezza del mandato del Governatore (durata e meccanismi di nomina); conflitti di interessi tra banca e industria.

Un anno fa scrivevamo: ”Per dare fiducia all’informativa finanziaria e ai mercati, è quindi necessario porre mano, con sollecitudine, a queste azioni specifiche di riforma sia pure settoriale. Ora non vorremmo che anche queste deleghe di provvedimenti correttivi si impantanassero in defatiganti mediazioni parlamentari e finissero di nuovo su un binario morto, nonostante il fatto che tutti, questo inverno, avessero giudicato urgente procedere ad una riforma del risparmio in tempi brevi.“

Purtroppo avevamo ragione. Dov’è finita la legge sul risparmio? Non era urgentissima?

Ricordiamo che negli Stati Uniti, è stata approvata la legge Sorbanes-Oxley, il 30 luglio 2002, cinque mesi dopo il fallimento della Enron.

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