Chiedeteci tutto, ma non di lavorare

La colpa è sempre di qualcun altro. Se c’è la crisi è colpa del petrolio, dell’euro, del terrorismo. Almeno il “nemico comune” unisce, anche se invece di un esercito c’è un concetto astratto. Ma non proviamo a  dire che è colpa nostra, che magari ci siamo un po’ seduti sugli allori. Che si lavori troppo poco? Piuttosto sono i cinesi, anche in Italia, che lavorano troppo, con quei negozi con le luci sempre accese, dall’alba a ben dopo il tramonto, in una sfida in cui la partita da vincere è quella della sopravvivenza. Per noi no. Tutto è già acquisito, magari da genitori e famiglie, che se poi non ci inseriscono al meglio socialmente ne potranno avere tutte le colpe.

Tutto il mese di agosto l’Italia va in vacanza e butta via la chiave dell’impresa nazionale (e che non si parli di turni, se nel resto del mondo li fanno non si capisce perchè). Perfino in Francia, per cui era una questione nazionale, stanno facendo marcia indietro sulle 35 ore.

La sfida della produttività vuol dire anche impegnarsi di più. Rimboccarsi le maniche non guasterebbe.

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