IRAP: il tributo più detestato

L’IRAP è l’imposta regionale sulle attività produttive. Sono assoggettati al tributo tutti coloro che svolgono un’attività commerciale organizzata in forma d’impresa e un’attività di lavoro autonomo sia in forma individuale che associata.

E’ stata introdotta nel 1998 da Prodi-Visco e,  con lo scopo di semplificare e razionalizzare, ha sostituito una serie di tributi: l’imposta patrimoniale sulle imprese, l’ILOR  (che era una specie di tassa addizionale sui profitti), i contributi sanitari, la “tassa sulla salute”, l’ICIAP ed altri tributi minori.

Il  gettito IRAP è stato praticamente destinato a finanziare il sistema sanitario nazionale.

Sulla base dell’esperienza di questi ultimi anni, le critiche fatte  all’IRAP sono diverse:

* il tributo è praticamente una tassa sul lavoro  in quanto aumenta di fatto il costo del personale; discrimina il fattore “lavoro”  a vantaggio del fattore “beni strumentali” , quindi favorisce la de-localizzazione all’estero delle imprese,

* è un freno alla volontà di crescita e sviluppo delle imprese, non incentiva l’indebitamento,  perché non permette la deducibilità degli interessi passivi,

* inoltre, dato che l’imposta è indeducibile, quindi anche negli esercizi in perdita,  l’impresa rischia di pagare l’IRES,

* è una tassa irrazionale.

Per tutti questi motivi è necessario ripensare, in maniera radicale, un prelievo che è unico in Europa.

Recentemente l’Avvocato Generale della Comunità europea ha praticamente bocciato l’IRAP perché ha rilevato un conflitto tra il divieto comunitario di una imposta sulla cifra d’affari diversa dall’IVA e l’imposta italiana. In base a questa osservazione, la bocciatura della Corte europea è quindi abbastanza probabile, se non sicura.

Lo stesso Premier Berlusconi  ha dichiarato alle Camere che l’IRAP sarà gradualmente abolita in tre anni.

Secondo noi non sarà facile.

Non dobbiamo dimenticare che il gettito dell’IRAP è di circa 33 miliardi di euro all’anno, di cui  9,4  sono una partita di giro (in quanti vengono dalla pubblica amministrazione), 10 derivanti  dall’imposta sul capitale e 14 da quella sul lavoro; quindi due terzi in carico ai privati (circa 24 miliardi).

Ad oggi non ci sono proposte precise come sostituire questo tributo.

Ad esempio: il nuovo tributo oppure i nuovi tributi dovranno essere a carico di tutti i contribuenti oppure solo per alcuni? dovranno essere applicati a livello federalista oppure a livello statale? questi nuovi tributi dovranno garantire lo stesso gettito, senza appesantire l’intero sistema?

Oggi l’IRAP costituisce un elemento importante per l’autonomia fiscale delle Regioni.

Pertanto crediamo che ci si debba muovere con gradualità  e in più fasi ben precise.

Innnanzi tutto è necessario che il costo del lavoro non sia più considerato nel calcolo della base imponibile, ma sia considerato fiscalmente deducibile.

Inoltre è necessario che l’IRAP sia deducibile dalla base imponibile per il calcolo dell’IRPEF e IRES.

Infine c’è il problema di come trattare il “lavoro autonomo” perché la questione dell’IRAP per i lavoratori è ormai diventata quasi una telenovela. In questi ultimi  tre o quattro anni sono nate numerose controversie  con le Commissioni tributarie, data la insussistenza di una autonoma ed idonea organizzazione senza personale dipendente e senza collaboratori.

C’è poi una sentenza della Corte di Cassazione (5 novembre 2004 n. 21203)  che afferma: “non è soggetto passivo ai fini IRAP il professionista che, pur in presenza di beni strumentali e di occasionali compensi a terzi, non si avvale di una struttura organizzata stabile, cioè con lavoratori subordinati o con collaboratori para-subordinati o con l’impiego di capitali provenienti da mutui esterni”.

Sono tutte questioni che vanno urgentemente chiarite, prima di procedere.

Alla fine del 2001 era stata approvata una Delega fiscale che prevedeva l’abolizione dell’IRAP.

In realtà poco è stato fatto.

Le prime riduzioni sono state fatte con la Legge Finanziaria del 2003 (con l’esclusione delle spese per le borse di studio e i contratti di formazione; con l’aumento delle deduzioni forfettarie per le piccole imprese) e con la Legge Finanziaria 2005 (esclusi i contratti di ricerca; maggiori franchigie per i nuovi assunti, specie nel Sud;  8.000 Euro come “no-tax area”).

Secondo il Ministro Siniscalco:”IL Governo ha sempre giudicato l’IRAP  un’imposta inefficiente e malpensata. E’ una zavorra per la crescita; la modificheremo. La nuova imposizione sarà girata a favore della competitività, anticipando forse la sentenza UE”.

In sostanza si prevede di sostituire l’IRAP con più prelievi coerenti con i programmi governativi sulla competitività, però lasciando il gettito sostanzialmente immutato.

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