Matrimoni gay: perchè no

Quale deve essere la posizione di un liberale rispetto ai “diritti” rivendicati dagli omosessuali, in particolare il diritto di sposarsi e quello di adottare dei bambini?

E’ ovvio che per un liberale ognuno deve poter scegliere e vivere la vita affettiva e sessuale che preferisce in piena libertà, finchè non viola diritti altrui. La legge non deve ficcare il naso negli stili di vita privata di adulti consenzienti.

E’ però a mio avviso del tutto sbagliato ritenere che ciò debba portare ad una pari dignità giuridica delle coppie omosessuali rispetto alle famiglie tradizionali. Quanto accaduto in Spagna non è un esempio di illuminismo laico, è piuttosto una assurdità legislativa che contrasta con la tradizione umanistica occidentale e contraddice anche alcune tra le più salde radici dei principi liberali.

L’istituto della famiglia monogamica eterosessuale, come fondamento della società riconosciuto dai codici, non nasce da una  affermazione ideologica né tantomeno religiosa: nasce da secoli, anzi millenni, di storia. E’ l’evoluzione delle istituzioni, come ricorda Hayek, che ne seleziona quelle più rispondenti ai bisogni dell’uomo. Può darsi che la famiglia tradizionale sia una istituzione in crisi, e può darsi che sia sostituita in futuro da altre forme di convivenza che si svilupperanno nel tempo: ma in questo campo la legge deve ratificare, non sperimentare. Del resto, se la famiglia nucleare tradizionale è in crisi, (mentre il modello omosessuale è molto “trendy”), perché non dare pari dignità anche ad altre forme di convivenza? Perché dobbiamo approvare l’omosessualità e non la poligamia, visto che in Italia i musulmani sono forse più numerosi degli omosessuali, e visto che in entrambi i casi si tratta di scelte di adulti consenzienti? Perché vietare l’incesto, se dobbiamo prescindere dai  “tabù” che la storia, le religioni e la morale ci hanno lasciato in eredità? Perché, tra tutte le forme di rifiuto della famiglia tradizionale dobbiamo tutelare per legge solo quelle richieste dai gay? Solo perché sono una potenza mediatica?

E’ opportuno ribadire che non si tratta di giudicare o vietare dei comportamenti: nessuno impedisce ad una coppia omosessuale di stipulare un contratto che ricopi in tutto e per tutto i diritti e doveri del matrimonio. Qui si tratta solo di equiparare, o meno, un istituto che è da millenni il fondamento della società civile con una esigenza emersa da pochissimo e che riguarda tuttora pochissimi. Nonostante maldestri tentativi di nobilitare storicamente queste abitudini (come il ridicolo paragone con l’omosessualità dell’epoca classica, che meno di zero ha in comune con la cultura gay attuale), il matrimonio omosessuale non è mai esistito in nessuna civiltà in nessuna epoca: possibile che questi legislatori non si chiedano il perché?

Prendiamo poi l’adozione: è sancito dai codici, oltre che dal buon senso, che la scelta dei genitori adottivi deve essere compiuta nel primario interesse del minore. Chi può dimostrare che non avere una madre ed un padre come educatori, ma due persone dello stesso sesso, non crea problemi al bambino? Chi può essere così imbecille da non essersi posto le domande cui psicologi, educatori, sociologi, studiosi dell’infanzia hanno dato da tempo risposta, sull’importanza del ruolo materno e paterno, e della loro diversità, nella salute psichica e nel processo di crescita del bambino? Quando si chiede di commercializzare un farmaco, vengono compiuti studi per anni, anche per quelli apparentemente più innocui, per verificare che non si vi siano effetti indesiderati e nocivi; per Zapatero, nessuna sperimentazione è necessaria: la si farà dal vivo sulla pelle dei bambini ignari.

In questa polemica vi sono comunque due elementi di fondo che meritano di essere sottolineati. Entrambi fanno capo ad una spregiudicata strategia culturale volta a distruggere alcuni dei fondamenti sui quali, nel bene e nel male, l’ordine spontaneo della nostra civiltà liberale e occidentale si è costruito in questi secoli.

Il primo è che la richiesta di potersi sposare e avere dei figli, da parte degli omosessuali, si inserisce perfettamente nella ottica “progressista” di voler garantire tutto a tutti, di tramutare i desideri in diritti: “siccome è un mio bisogno, è mio diritto ottenerlo, e lo Stato è ciò che me lo procurerà”. Da questo punto di vista il diritto ad avere figli degli omosessuali non è diverso dal “diritto alla casa” o dal “diritto alla salute” o “al lavoro”, inteso nel senso di “non sono io con il mio impegno a dovermi procurare in modo onesto casa, lavoro e risorse per vivere decentemente, ma è lo Stato che ci deve pensare”. La perdita della responsabilità individuale, del senso del limite, della accettazione della realtà con i suoi vincoli (e con i suoi spazi di libertà, troppo faticosi però da percorrere in autonomia), è la morale nichilista che sta dietro queste campagne “progressiste”. Già Nietzsche e Dostojevskji avevano individuato nella affermazione “se io sto male, qualcuno deve essere colpevole” il principio ispiratore della potenziale schiavitù dell’uomo moderno.

Secondo punto: questa polemica si inserisce, più o meno consapevolmente, all’interno di una più complessiva campagna volta a distruggere l’intera dicotomia maschile-femminile nella società occidentale. La beatificazione della cultura omosessuale, ossessivamente ripetuta dai media, (avete in mente un solo film, libro, articolo, programma tv degli ultimi dieci anni in cui il gay non sia “il buono”, mite, generoso, sensibile, spiritoso e spesso finanche eroico?) è una delle vie attraverso cui il “maschile”, il “virile” viene cancellato dalla nostra cultura contemporanea. I cultori della “diversità” vogliono invece proprio uccidere ogni diversità, in primis quella tra maschile e femminile, tra ruolo nella società della donna e dell’uomo, ruoli che la natura ha voluto diversi e l’ideologia progressista vuole identici, attraverso in particolare un “omicidio rituale” della figura paterna. Uomini e donne devono essere uguali in tutto: sul lavoro, in casa, nello sport, nella vita sessuale, nella moda. E’ evidente allora che non vi è ragione per distinguere l’omosessualità dalla eterosessualità: siamo tutti la stessa cosa, tutti uguali; in fondo, anche la scelta omosessuale ne viene banalizzata.

Un ultimo appunto, paradossale: ma come è possibile che la sinistra ecologista, quella del ritorno alla natura e del rifiuto del moderno, quella che si ispira più alle vecchie zie emiliane che alla rivoluzione emancipatrice della tecnica, ami così tanto una pratica che magari non è corretto definire contronatura, ma certamente non è quella più affine al senso della natura e della vita? Come si può odiare il transgenico e amare il transex? Come è possibile non volere fare sperimentazione sulle cavie e ammetterla sui bambini in adozione? Come possono riscoprire ossessivamente ogni tradizione culturale locale, e ignorare contemporaneamente gli insegnamenti del mito (di tutti i miti, di ogni civiltà) sulla potenza creativa della dicotomia maschile-femminile? Come si può voler rispettare la natura per la fabbricazione delle marmellate ma non per quella dei bambini? Per chi dice che la politica oggi è solo amministrazione, e non c’è più differenza tra destra e sinistra, degli spunti di riflessione non dovrebbero mancare.

 

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