Un mondo senza calcio

Al di là dell’emozione suscitata dai fatti di San Siro che sono niente rispetto a quanto nei decenni si è dovuto sopportare (negli anni Settanta ho personalmente rischiato il linciaggio in una civilissima città veneta semplicemente perchè avevo parcheggiato di domenica nei dintorni dello stadio e la targa della mia auto mi ‘denunciava’ quale ‘straniero’), è possibile sperare che razionalmente qualcuno concordi con me sulle seguenti, incontrovertibili osservazioni?

Il football è comunque e sempre motivo di gravi discordie campanilistiche, di liti, di zuffe, di pestaggi, di aggressioni nei confronti dei poliziotti, di demolizioni di treni, pullman e grill e, perfino, di omicidi; propone ai giovani quali esempi da imitare (si pensi agli spot televisivi) deboli atleti il cui livello culturale medio non si distingue da quello delle masse; distribuisce a tutti gli operatori compensi inimmaginabili ed immeritati; obbliga tutti noi a sostenere spese di notevole entità per il pagamento degli straordinari che ogni domenica, sui campi, sono chiamati a svolgere migliaia e migliaia di tutori dell’ordine per questo sottratti ad altre incombenze; occupa spazi televisivi sempre più vasti che potrebbero essere utilmente usati per cercare di dare una migliore formazione culturale alla gente; fa emergere sempre il peggio che si annida in noi anche in tv visto il livello al quale si abbassano i personaggi che affollano i diversi programmi nei quali si commenta l’andamento delle partite purtroppo non più solo domenicali; riduce quelli che dovrebbero essere semplici cronisti ad accesissimi tifosi per cui, per esempio, si giustifica ogni errore compiuto e qualsivoglia fallo commesso dai giocatori della nazionale e si condanna  qualsiasi, molte volte giusta, decisione arbitrale contraria; fa pensare (gravissimo!) che nello sport conti solamente vincere, ragione per la quale il tifoso considera ridicolo chi, di contro, preferisca giustamente lo spettacolo di buon livello al risultato ottenuto ad ogni costo e con qualsiasi mezzo;  provoca spese pazze da parte degli spettatori (e peggio per loro!) ma anche gravi disagi a chi di calcio non vuol saperne nulla (si pensi al traffico domenicale); distoglie l’attenzione generale dagli sport cosiddetti ‘minori’, assai più meritevoli e, certamente, maggiormente educativi.

Per concludere, è gioco nel quale è addirittura probabile che vinca il peggiore come ben sapeva quel vecchio marpione di Nereo Rocco, il quale, sentendosi dire, al termine di una intervista radiofonica e prima che il suo Padova catenacciaro scendesse in campo, “Vinca il migliore”, subito rispose “Speriamo di no!”

Nessun possibile dubbio: meglio, molto meglio un mondo senza calcio!

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