Fisco: figli e figliastri?

In questi ultimi giorni la società calcistica “Lazio”  ha raggiunto una intesa, sia pure ancora preliminare, con l’Agenzia delle Entrate per una maxi-rateizzazione dei debiti fiscali, in gran parte già scaduti e con l’aggiunta di un maxi-sconto.

Un decreto legge del 2002 (n.138 del luglio) aveva consentito all’Agenzia delle Entrate di procedere alla “transazione dei tributi  iscritti a ruolo”, sia pure con dei limiti e precisazioni. Ora sulla base di una circolare esplicativa del 4 marzo scorso, la Lazio ha siglato un accordo preliminare (però suscettibile di cambiamenti, almeno lo speriamo) che prevede che il debito fiscale sia ridotto di circa un terzo, quindi da gli attuali 155 milioni di euro si scende  a 107 milioni di euro. E’ stata poi fissata una rateizzazione in ben 23 anni, cioè in 276 mesi, con interessi annui al tasso legale (2,5%), quindi per un totale di 140 milioni di euro.

In pratica la società romana pagherebbe 6 milioni all’anno in media per 23 anni.

Ricordiamo che questi debiti tributari  sono per la gran parte debiti per l’Irpef che la società ha trattenuto sugli stipendi dei giocatori (stipendi miliardari), ma non versati all’erario.

L’altroieri la Commissione consultiva per la riscossione delegata per il parere conforme, dopo le reazioni polemiche di alcuni esponenti politici della stessa maggioranza governativa,  ha frenato e deciso di acquisire nuovi pareri anche dall’Avvocatura dello Stato. A nostro parere  però, pur con qualche cambiamento, il percorso è ormai tracciato.

Questo episodio è preoccupante, oltre ad essere un precedente molto pericoloso.

Il presidente della società calcistica “Bologna”, dott. Gazzoni Frascara, ha dichiarato: “L’accordo con la Lazio è una vergogna. Non c’è garanzia che vengano incassati i debiti. Certi accordi sono realizzati soltanto a Roma, sarà una coincidenza, ma è un fatto. A Bologna, di certo non me lo avrebbero consentito. E anche questa è una diversità di trattamento che qualcuno, prima o poi, dovrebbe avere la cortesia di spiegarmi”.

Secondo i consulenti della società sportiva  invece il fallimento della Lazio avrebbe impedito il pagamento: “difficilmente il fisco potrebbe incassare più di 6 milioni”.

Nessuno mette in dubbio la correttezza e gli obiettivi della legge sopracitata, ma di fronte a questa preoccupante ipotesi di transazione fiscale nascono molti interrogativi e reazioni negative.

C’è chi paga troppo, o addirittura non riesce ad incassare crediti erariali,  e chi, invece riesce ad avere degli sconti notevoli e pagare con una maxi-rateizzazione.

Sono d’accordo con Marco Vitale quando scrive: “Che senso ha ormai più questa norma se è sufficiente dimostrare di non essere in grado di pagare i tributi per ricevere un trattamento privilegiato? E soprattutto che senso ha quando questa insolvenza non è frutto di sfortunate vicende economiche o di impegni sociali e culturali rilevanti e di interesse comune ma di una continua e forsennata dilapidazione come è stata la gestione della maggior parte delle nostre squadre di calcio, ed in particolare della Lazio, negli ultimi 20 anni? A chi mai potrà essere negata l’applicazione di questa norma dopo aver incominciato con la Lazio?”.

Il pericolo poi è di aprire la strada ad altre società.

Non dimentichiamo che oggi ci sono circa 180 aziende che hanno chiesto questo tipo di spalma debiti tributari, di cui altre 5 squadre di calcio (tra cui Messina, Perugia, Bari).

Ci domandiamo: questi sconti non sono di fatto aiuti di Stato? Un conto è ridurre le sanzioni, altro ridurre drasticamente i tributi. Probabilmente, secondo noi,  la Commissione Europea  interverrà con sanzioni o veti.

Ricordiamo inoltre che il settore del calcio è già stato, nel recente passato, oggetto di polveroni, polemiche e scandali. Alcuni esempi: le plusvalenze fittizie; le fidejussioni fasulle; le promozioni e retrocessioni per via giudiziaria (Tar); la legge spalma-ammortamenti e debiti.

La normativa del 2002 sopracitata deve essere comunque  pensata ed applicata per tutti, anche  per non creare figli e figliastri..

Per questo concordiamo con un editoriale pubblicato su “Il Sole-24 ore”: “Adesso, tocca agli uffici fissare la “prassi” e far sì che quanto concesso a una società di calcio diventi un’opportunità (trasparente) per tutti e non un privilegio assegnato ad personam”.

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