La Turchia nell’Unione Europea

Leggendo i dati del nostro ultimo sondaggio, la maggioranza dei lettori di Cartalibera (46%) preferirebbe lasciare definitivamente la Turchia fuori dalla Comunità Europea, mentre una percentuale più esigua (34%) sarebbe favorevole, ma “a rigide condizioni”.

Il fronte del no prevale comunque a tutti gli effetti: se si sommano i “no, mai” ai “no, per ora”, si ottiene un 60% abbondante.

Si tratta comunque di percentuali confrontabili ed è perciò interessante commentare questi risultati, tracciando anche qualche ipotesi per un eventuale cambiamento di scenario futuro.

Oggi, nonostante la Turchia vanti una posizione strategica per la NATO e per le aspirazioni della politica occidentale di aumentare la propria influenza nell’area medio orientale, non ha ancora eliminato del tutto le tracce di dittatura e fondamentalismo islamico dal suo patrimonio genetico, calpestando molti diritti civili, politici e religiosi con una violenza che non è compatibile con la filosofia delle democrazie liberali.

I turchi, infatti, non hanno mai voluto riconoscere il genocidio armeno del 1915, l’indipendenza del nord dell’isola di Cipro e l’esistenza della popolazione curda.

C’è inoltre un precedente preoccupante: i turchi, fortemente presenti come minoranza in Germania, non si sono integrati con la popolazione locale e ciò causa ancora oggi forti tensioni sociali.

In ultima analisi, l’eventuale adesione della Turchia all’Europa provocherebbe anche uno scompenso politico e demografico perché con i suoi 80 milioni di abitanti, sarebbe il Paese più popoloso della Comunità, ma l’unico di religione musulmana.

La pena di morte è stata abolita, ma la Turchia deve ancora percorre molta strada per soddisfare le condizioni, necessarie per essere compatibile con il progetto europeo.

Questa è la situazione attuale e giustifica le riserve espresse dai nostri lettori.

Se guardiamo ad uno scenario futuro, però, l’Europa può aiutare la Turchia, sempre che essa lo consenta, a compiere questa trasformazione e probabilmente ciò comporterebbe più vantaggi che pericoli.

L’integrazione turca rappresenta un appuntamento intelligente con l’inevitabile opportunità di estendere i principi delle democrazie liberali usando gli strumenti liberali, proprio nell’area musulmana, dove fino ad ora i due precedenti dell’Afghanistan e dell’Irak hanno richiesto guerre sanguinose per ottenere il medesimo scopo.

La Comunità Europea rappresenta un progetto politico di portata sopranazionale, unico nel suo genere. L’ingresso di un Paese musulmano nella sua sfera diretta dimostrerebbe che essa è in grado di guidare culturalmente e politicamente l’integrazione con tutta quella parte del mondo che rifiuta i fondamentalismi e desidera prendere dell’Occidente i lati positivi.

L’integrazione della Turchia nella Comunità Europea, sotto il vincolo di precise condizioni, potrebbe essere l’occasione per diffondere i valori di civiltà e libertà europei e rafforzerebbe il peso politico dell’Europa in ambito internazionale.

 

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